Negoziati tra Stati Uniti e Iran: cinque nodi fondamentali da risolvere
Sul tavolo delle trattative, la Repubblica islamica ha proposto dieci punti chiave. Gli Stati Uniti avevano preparato quindici punti, ma Donald Trump, alla ricerca di una strategia di uscita, ha deciso di avviare i negoziati partendo dalla bozza iraniana, nella speranza di conseguire una tregua dopo 42 giorni di conflitto, riporta Attuale.
Le trattative si preannunciano complesse. Già in occasione dei colloqui a Islamabad, è evidente che ci sono cinque questioni cruciali da affrontare. Ad esempio, Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha sottolineato che la cessazione delle ostilità in Libano e il rilascio dei beni iraniani sequestrati sono condizioni preliminari per l’inizio delle negoziazioni.
Un tema delicato riguarda il Stretto di Hormuz, un punto strategico cruciale per il conflitto. Trump chiede la completa riapertura dell’area, sottolineando che il controllo iraniano equivarrebbe a uno “scenario da incubo” per gli alleati americani. Teheran, tuttavia, intende mantenere il controllo del passaggio e ha annunciato che garantirà transiti sicuri sotto la gestione militare iraniana, sebbene non sia chiaro se ciò rappresenti un reale allentamento delle restrizioni. La proposta iraniana prevede inoltre l’imposizione di una tariffa fino a due milioni di dollari per nave, destinata alla ricostruzione del Paese. Se i colloqui fallissero, l’Iran potrebbe nuovamente chiudere lo stretto, riaffacciando la propria forza negoziale.
Un altro punto controverso è il programma nucleare. Circa un mese dopo l’inizio delle operazioni militari, è singolare notare come il tema nucleare sembri scivolare nell’ombra. Infatti, prima degli attacchi aerei israeliani e americani, delegazioni di Teheran e Washington erano riunite a Ginevra per discutere questioni nucleari. Gli Stati Uniti e Israele hanno accusato l’Iran di aspirare all’arma atomica, accusa che la Repubblica islamica ha sempre negato. Nel piano iraniano si richiede il diritto all’arricchimento dell’uranio e l’annullamento delle risoluzioni dell’AIEA, mentre gli Stati Uniti insistono per un arricchimento zero e la consegna di 400 chili di uranio già portati al 60%.
La questione degli alleati, in particolare Hezbollah, rappresenta un ulteriore punto critico. Gli attacchi continuati da parte di Netanyahu in Libano alimentano ulteriormente la tensione. Gli iraniani chiedono a Israele e Stati Uniti di fermare le operazioni contro le loro milizie alleate, mentre Washington richiede l’interruzione del supporto finanziario iraniano a Hezbollah, Hamas, Houthi e milizie sciite irachene.
Teheran pretende garanzie solide e ha chiesto l’interruzione di tutti i raid sul suolo nazionale, proponendo un garante affidabile come Cina o Russia, mentre la richiesta di ritirare le truppe americane dalla regione è vista come una linea rossa dalla parte statunitense. Fonti affermano che l’Iran avrebbe già mostrato flessibilità su questo punto, ma gli Stati Uniti continuano a premere per limitare le capacità militari iraniane.
Infine, l’Iran chiede la revoca delle sanzioni imposte da Washington. Questo passaggio non è semplice, poiché richiede l’approvazione del Congresso, che sarà riluttante a sollevare misure legate a presunti atti di terrorismo e violazioni dei diritti umani. Gli ayatollah hanno dichiarato la loro intenzione di essere risarciti per i danni causati dalla guerra, ma Trump sembra non essere disposto a cedere. Tuttavia, è stato suggerito che i proventi da una eventuale tariffa sul transito nello Stretto di Hormuz possano essere utilizzati come forma di risarcimento.