Uccisioni a Minneapolis: Il Caso di Vance Luther Boelter
«Potrei morire presto». Questo è stato il messaggio preoccupante inviato da Vance Luther Boelter, sospettato di essere il responsabile delle uccisioni avvenute il 14 giugno a Minneapolis, a David Carlson, il suo coinquilino. Boelter, 57 anni, viene indicato come il presunto killer che ha assassinato la deputata democratica Melissa Hortman e suo marito, ferendo anche il senatore John Hoffman e la sua consorte, riporta Attuale.
Boelter, che si trova attualmente in fuga, aveva condiviso un legame di amicizia con Carlson sin dalla scuola elementare, anche se i due convivevano da poco più di un anno. La loro ultima interazione è avvenuta venerdì sera, quando Boelter ha versato in anticipo quattro mesi di affitto, chiedendo poi a Carlson di lasciarlo in pace per riposarsi. Alle sei del mattino seguente, Carlson ha ricevuto il messaggio contenente messaggi d’amore e scuse, come se Boelter avesse piena consapevolezza delle terribili azioni che stava per compiere.
Nonostante Boelter fosse in fuga al momento dell’invio del messaggio, la deputata era già stata assassinata. Si era infatti recato a casa delle vittime vestito da poliziotto, completo di distintivo, abbigliamento tattico e maschera di lattice, per non essere riconosciuto. Alcuni testimoni lo hanno descritto con un cappello da cowboy chiaro e abiti scuri, in conformità alle indicazioni fornite dall’FBI, che ha messo in palio una ricompensa di 50 mila dollari per chiunque fornisca informazioni che portino al suo arresto.
Boelter, ex dipendente statale, si è descritto sui social media come un esperto di sicurezza con esperienze nella Striscia di Gaza e in Africa. Era in possesso di armi e lavorava per due ditte funebri, secondo quanto riportato dal New York Times. Il suo passato non si limita a questo; nel 2016, fu nominato da Mark Dayton per un ruolo in un consiglio di sviluppo della forza lavoro, ricevendo conferma nel 2019 dal governatore Tim Walz. Sebbene, come ha osservato l’amico Carlson, non mostrasse una particolare inclinazione per la politica, Boelter era un sostenitore di Donald Trump ed esprimeva opinioni molto forti contro l’aborto, considerandolo una forma di omicidio.
Le sue posizioni sociali erano audaci; in un video, ha criticato apertamente le identità di genere e ha avvertito che ci sono «persone confuse in America», incapsulando la sua visione rettorica. Non è ancora chiaro se Boelter avesse un legame diretto con le sue vittime. Come ha detto il sovrintendente del Minnesota Bureau of Criminal Apprehension, Drew Evans, l’indagine è ancora in corso: «C’è sicuramente una certa sovrapposizione con alcuni incontri pubblici», ha dichiarato, richiamando l’attenzione sull’eventuale collegamento tra Boelter e il senatore Hoffman, che nel 2022 aveva partecipato a una riunione online sul mercato del lavoro post-pandemia.
Boelter, nel suo profilo LinkedIn, afferma di aver gestito per tre anni una società di sicurezza armata, Red Lion Group, dando quindi un’idea del suo accesso a equipaggiamenti sofisticati. Le sue esperienze in Africa includevano tentativi di diffondere il cristianesimo tra i «militanti islamici». Era anche attivo nel settore alimentare, avendo ricoperto ruoli manageriali in un supermercato e, insieme alla moglie, gestiva una società di sicurezza privata in Minnesota.
Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno rinvenuto nell’auto abbandonata di Boelter una lista contenente 70 nomi di potenziali obiettivi, che comprendono ex politici, leader civici e dottori, molti dei quali favorevoli all’aborto. Tra gli oggetti recuperati, vi era anche una giacca antiproiettile e una maschera, probabilmente destinate ad un utilizzo durante attacchi pianificati. L’FBI non ha escluso la possibilità che Boelter avesse complici nel suo piano di attacco.