La Commissione Europea affronta varie sfide, tra cui il rapporto con gli Stati Uniti e interazioni con il mondo industriale. Di recente, un’azione esecutiva di Donald Trump ha posticipato l’applicazione di dazi del 15% a un nuovo termine, ma la situazione rimane complessa, riporta Attuale.
Il dialogo con gli Usa
Il commissario per il Commercio dell’UE, Maros Sefcovic, ha condiviso su X che i nuovi dazi sono un riflesso delle prime intese tra Stati Uniti ed Europa, evidenziando un tetto massimo del 15%. Questo step è considerato importante per stabilizzare il mercato e per infondere fiducia nell’economia transatlantica. Tuttavia, il dialogo con gli Stati Uniti è tutt’altro che semplice: ci sono molte incertezze sulla normativa introdotta, e dopo il nuovo provvedimento, funzionari della Commissione hanno cercato chiarimenti, scoprendo che la tassazione sulle auto rimane ferma al 27,5% anziché scendere come previsto.
L’assalto delle categorie
Ursula von der Leyen aveva cercato di preparare il campo attraverso un intenso dialogo con aziende chiave, ma l’annuncio degli accordi preliminari ha scatenato forti reazioni, in particolare tra gli imprenditori tedeschi del settore automobilistico. Ora, si prevede una corsa per ottenere esenzioni o tariffe ridotte, con le organizzazioni agricole italiane e le associazioni vinicole europee che si mobilitano per tutelare i loro interessi. Questo tema economico potrebbe rapidamente trasformarsi in una questione politica, considerando che la Commissione non potrà accontentare tutte le richieste.
All’Europarlamento
Varie forze politiche, come la Lega in Italia, stanno approfittando del malcontento tra le imprese per mettere in discussione la leadership di von der Leyen. La sinistra radicale, in particolare il gruppo France Insoumise, ha già annunciato l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia. Anche se questa iniziativa potrebbe non avere successo, potrebbe comunque indebolire la maggioranza della Commissione.
I rapporti con i leader
Ursula deve lavorare per riacquistare il supporto del cancelliere tedesco Friedrich Merz e per placare le ire di Emmanuel Macron. Attualmente, le relazioni con Giorgia Meloni sembrano stabili, con critiche pubbliche assenti. Tuttavia, il malcontento è crescente. Orbán ha criticato l’autorità di von der Leyen nel negoziare per l’Ungheria, mentre anche Donald Tusk e Pedro Sánchez esprimono dissenso. Sebbene non ci sia un fronte unito contro la Commissione, questi segni di insoddisfazione potrebbero rivelarsi preoccupanti nel lungo termine.