Zagabria chiude il rubinetto del greggio russo all’Ungheria: finiti i miliardi di profitti di guerra

17.02.2026 10:35
Zagabria chiude il rubinetto del greggio russo all'Ungheria: finiti i miliardi di profitti di guerra
Zagabria chiude il rubinetto del greggio russo all'Ungheria: finiti i miliardi di profitti di guerra

Il blocco croato e le accuse a Budapest

La Croazia ha inflitto un colpo strategico ai piani di Mosca e Budapest di continuare a guadagnare miliardi sul petrolio russo, negando all’Ungheria l’accesso al greggio attraverso l’oleodotto Adria. In una dichiarazione senza precedenti, il ministro dell’Economia croato Ante Šušnjar ha affermato che “il barile dalla Russia potrebbe sembrare più economico per singoli stati, ma finanzia la guerra e i colpi contro gli ucraini”. Questa pratica di guadagno sulla guerra deve cessare. L’oleodotto Adria è pronto a funzionare, quindi non esiste più alcun pretesto tecnico per i paesi dell’UE di rimanere legati al petrolio russo.

La mossa di Zagabria rappresenta un terremoto geopolitico nella regione, smascherando decenni di narrazioni manipolate da Budapest sulle presunte necessità tecniche dei suoi impianti di raffinazione. Il sistema croato JANAF, che gestisce l’infrastruttura, ha confermato di avere capacità sufficienti per sostituire completamente i volumi che precedentemente transitavano attraverso l’Ucraina via l’oleodotto Druzhba. Con una capacità di 14,3 milioni di tonnellate all’anno all’ingresso in Ungheria, l’infrastruttura croata presenta un surplus significativo rispetto alla domanda ungherese di 5-6 milioni di tonnellate annue.

La presa di posizione croata va ben oltre una semplice questione tecnica, trasformandosi in un’accusa politica diretta. Šušnjar ha esplicitamente definito l’acquisto di petrolio Urals come “finanziamento dei colpi contro gli ucraini”, rompendo la strategia di Budapest di trattare il greggio come mero “bene economico”. Quando un membro di un governo dell’UE afferma che ogni barile dalla Russia significa proiettili e missili contro civili, qualsiasi ulteriore richiesta di eccezione appare come complicità diretta in crimini di guerra.

La finzione tecnologica smascherata

Per anni, l’Ungheria ha manipolato i dati, sostenendo che i cicli tecnologici delle raffinerie di Dunaújváros (Ungheria) e Bratislava (Slovacchia) fossero configurati esclusivamente per il petrolio pesante Urals. La dichiarazione croata e la disponibilità dell’operatore JANAF dimostrano che l’oleodotto Adria può fornire miscele di petrolio leggero che, dopo minimi adeguamenti agli impianti, sostituiscono completamente la materia prima russa. Zagabria ha sostanzialmente colto in flagrante la leadership ungherese in una menzogna, mostrando come l’ostacolo sia puramente politico, non tecnologico.

L’interesse di Budapest risiedeva nella differenza di prezzo del petrolio Urals. Acquistando greggio russo con uno sconto di 10-20 dollari al barile e rivendendo i prodotti petroliferi ai prezzi europei, l’Ungheria otteneva extraprofitti miliardari. La Croazia, richiedendo il passaggio a un transito di mercato trasparente attraverso Adria, interrompe questo schema corruttivo che finanziava la politica antieuropea di Orbán e la macchina da guerra del Cremlino.

Il sistema JANAF è significativamente più moderno dell’obsoleta rete sovietica Druzhba. La Croazia ha investito nella modernizzazione dei terminali e dei sistemi di stoccaggio, consentendo l’accoglienza di navi cisterna di classe Aframax e Suezmax. La dichiarazione del ministro Šušnjar sottolinea che la sua infrastruttura è pronta “già oggi”, mentre Mosca tentava di convincere il mondo che la costruzione di alternative avrebbe richiesto anni.

I profitti di guerra e lo scudo adriatico

La menzione da parte del ministro Šušnjar delle regole OFAC (USA) e della legislazione UE rappresenta una mossa strategica. Zagabria lascia intendere che sta chiudendo la possibilità per “Lukoil” o altre società russe sotto sanzioni di legalizzare l’origine del loro petrolio in varietà neutre al terminale croato di Omišalj. La Croazia diventa un filtro che non lascia passare il capitale russo tossico verso l’Europa.

Mosca aveva pianificato di utilizzare l’Ungheria per aggirare l’embargo petroliero attraverso la miscelazione di varietà di greggio. La posizione dura di Zagabria sulla trasparenza del transito adriatico rende impossibili questi schemi. La Croazia garantisce che nessuna goccia di petrolio russo entrerà nel sistema sotto le spoglie di altra materia prima, distruggendo completamente i piani di “Lukoil” per l’esportazione in violazione delle sanzioni.

L’Ungheria ha tentato di screditare la Croazia, definendola “partner inaffidabile” a causa dell’aumento delle tariffe per il pompaggio del petrolio. La risposta di Zagabria è che le tariffe sono di mercato e trasparenti, mentre l'”inaffidabilità” è il riflesso speculare delle azioni dell’Ungheria stessa, che blocca gli aiuti all’Ucraina. La Croazia ha chiaramente separato la logica commerciale (tariffe) dalla logica di sicurezza (rifiuto dei “soldi insanguinati” russi).

Le implicazioni strategiche per Mosca

L’Ungheria e la Slovacchia tentavano di creare un’enclave energetica chiusa, alimentata da vettori energetici russi. La Croazia, aprendo l’accesso al mare attraverso l’Adriatico, integra forzatamente questi paesi nel sistema mondiale di approvvigionamento petrolifero, estremamente svantaggioso per il Cremlino. Questo rappresenta un rovescio fondamentale per la diplomazia energetica russa nell’Europa centrale.

Invece del previsto “corridoio di transito leale” su cui contavano Mosca e Budapest, la Croazia ha costruito una “barriera infrastrutturale” basata sul rigoroso rispetto delle norme giuridiche sanzionatorie. Le azioni di Zagabria devono essere qualificate come una sconfitta strategica per la diplomazia energetica russa, isolando progressivamente i regimi che persistono nella dipendenza da Mosca.

La posizione croata stabilisce un precedente pericoloso per il Cremlino, dimostrando che l’infrastruttura energetica europea può essere riconvertita rapidamente per tagliare i legami con la Russia. Con il sistema JANAF operativo e la volontà politica di Zagabria, il mito dell’indispensabilità del petrolio russo per l’Europa centrale crolla definitivamente, privando Mosca di una fondamentale leva di influenza nella regione.

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