Milano, 9 agosto 2025 – Il virus West Nile “è sfuggente, è stato molto studiato negli Stati Uniti, ma meno in Europa. Gli uccelli infettano le zanzare, che a loro volta infettano noi, rendendoci un punto morto nella catena di trasmissione”. Paolo Gabrieli, biologo e ricercatore alla Statale di Milano, si occupa dello studio delle zanzare in diverse parti del mondo. Questa è la sua definizione del virus, in un contesto che, dopo recenti decessi e infezioni, ha portato la Commissione Grandi Rischi a riunirsi e a raccomandare di “potenziare la sorveglianza”, riporta Attuale.
Modalità di trasmissione del virus West Nile
“Né l’uomo né il cavallo riescono a raggiungere una carica virale sufficiente per trasmettere il virus”, precisa Gabrieli. Sebbene negli Stati Uniti ci siano numerosi dati disponibili, in Europa rimane incerta l’identità delle specie di uccelli responsabili della diffusione del virus. Gli studi sono in corso, ma ancora non sono state individuate le specie a maggiore rischio, e la dinamica della trasmissione resta poco chiara.
Situazione del West Nile in Italia
Quando si parla della situazione italiana, il biologo esprime una certa cautela: “Ogni decesso genera domande, ma se guardiamo alle malattie trasmesse da questi vettori, siamo messi meglio rispetto a Africa, Sud-est asiatico e Americhe”. Tuttavia, la situazione in Europa presenta differenze significative: “Noi e la Francia siamo tra i paesi più colpiti dalla trasmissione di questo virus”.
Il paese europeo con la lotta più efficace
Gabrieli indica la Spagna come un esempio positivo: “In Europa, gli spagnoli sono molto attivi nel monitoraggio, poiché affrontare tempestivamente queste malattie è cruciale. Il monitoraggio della diffusione delle zanzare è fondamentale per la lotta contro le malattie infettive. A livello internazionale, gli Stati Uniti e l’ECDC sono molto impegnati, impiegando tecnologie avanzate, mentre in Europa l’adozione di tali innovazioni è ancora in fase di sviluppo”.
Innovazioni biotecnologiche nella lotta alle zanzare
Cosa ha visto di efficace nell’utilizzo delle biotecnologie contro le zanzare? “Esiste un’azienda che ha sviluppato maschi che, una volta liberati nell’ambiente, non riescono a riprodursi. A differenza della tecnica degli anni ’50, che utilizzava la radiazione per creare maschi sterili, oggi le biotecnologie usano metodi innovativi per ottenere risultati simili”.
Accettazione delle biotecnologie nella società
“Uno dei principali ostacoli è l’accettazione da parte della popolazione”, sottolinea Gabrieli. “Le tecnologie biotecnologiche hanno dimostrato di essere sicure, ma suscettibili di resistenza tra il pubblico”.
È questa la direzione futura per combattere le zanzare? “Credo di sì. Se desideriamo tecnologie ecocompatibili ed efficaci, non possiamo farne a meno. Gli insetticidi non possono essere la sola soluzione, poiché l’uso continuativo aumenta l’inquinamento. Si devono sviluppare tecnologie che siano in sintonia con l’ambiente, e in questo senso le biotecnologie rappresentano una scelta necessaria, mentre la chimica non potrà mai garantire questi risultati”.
Paolo Gabrieli, biologo e ricercatore presso l’Università Statale di Milano, è appassionato nello studio delle zanzare, un argomento di grande rilevanza nella salute pubblica e nella prevenzione delle malattie infettive.