La lettera di Oriana Fallaci agli attentati dell’11 settembre
In una lettera inedita indirizzata al suo avvocato, Oriana Fallaci descrive le scene di devastazione vissute a New York il giorno dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. La missiva è stata rivelata durante la trasmissione “Quarta Repubblica” e offre un’analisi diretta e toccante di quel tragico evento, riporta Attuale.
Nella lettera, Fallaci, isolata a causa della paralisi delle comunicazioni, racconta i suoi tentativi falliti di contattare familiari e amici all’estero. Dopo il crollo delle Torri Gemelle, la città era nel caos: i telefoni non funzionavano e i telegiornali non trasmettevano notizie. “La città è paralizzata,” scrive, descrivendo strade deserte e un silenzio inquietante, interrotto solo dal rumore degli aerei militari pattuglianti.
Fallaci esprime il suo sgomento di fronte all’immensità dell’evento, confrontando il numero di vittime con le tragedie vissute in guerra. “La peggiore strage che ho visto in guerra si basava su cinquecento morti,” scrive, sottolineando come a New York “i morti siano davvero migliaia”. I conti delle vittime continuano a salire, con oltre quattrocento vigili del fuoco tra i dispersi e le vittime. La lettera riflette un profondo trauma, evidenziando non solo il colpo alla città, ma anche il tessuto stesso della società.
Il suo pensiero rivolto a chi ha subito perdite è palpabile. “Insieme all’immagine del secondo aereo che si infila nella seconda torre come in un pezzo di burro, non mi va via dalla testa lo spettacolo della gente che per non bruciar viva si buttava giù dalle finestre del novantesimo piano,” racconta con angoscia. Fallaci conclude la lettera riconoscendo la propria condizione di isolamento, sia fisico che emotivo, in un momento di storica angoscia collettiva.
Questa lettera offre una finestra unica su un momento cruciale della storia recente e sul suo impatto profondo e duraturo. La narrativa di Fallaci, incisiva e diretta, pone domande importanti sulla resilienza umana di fronte a tragedie inimmaginabili.