Le tensioni in Cisgiordania e il blocco a Gaza
In questi giorni, la scritta «vendetta» apparsa sul muro della stazione di polizia israeliana in Cisgiordania riflette il clima di conflitto che segna la regione. Le devastazioni inflitte ai villaggi palestinesi da parte dei coloni non sono accompagnate da misure legali concrete. In questo contesto, Benjamin Netanyahu si rivolge agli estremisti ebrei esortandoli a non «prendere la legge nelle loro mani», come se esistesse una reale giustizia per i torti subiti, mentre lo Stato non sembra garantire protezione sufficiente agli arabi minacciati dalla violenza dei coloni, contravvenendo alle disposizioni internazionali. Riporta Attuale.
Il premier, conosciuto come Bibi, si trova a un bivio: seguire le direttive comunicate sui social dal presidente americano Donald Trump, che prevede una «tregua a Gaza entro due settimane», o assecondare le richieste dei suoi alleati più radicali, Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, i quali rischiano di perdere la loro posizione entro il prossimo parlamento. Nonostante questo, Smotrich ha ottenuto il blocco dell’ingresso degli aiuti umanitari nella parte nord di Gaza, dove le Nazioni Unite sono già escluse dalle operazioni di assistenza, affermando che le accuse mosse da alcuni video sul coinvolgimento dei coloni nei saccheggi dei convogli non rispecchiano la verità.
Nel frattempo, la situazione a Gaza crea un caos attorno alla distribuzione degli alimenti, mentre l’organizzazione americana responsabile dei punti di consegna chiede che le forze armate israeliane indaghino su gravi accuse, pubblicate da un’inchiesta di Haaretz. Secondo le testimonianze di soldati operanti nella Striscia, sarebbe stato dato un ordine di sparare contro chiunque si muova nelle aree militari, inclusi i civili disarmati, nonostante le smentite dell’esercito. La Gaza Humanitarian Foundation, finanziata dagli Stati Uniti, ha ribadito che tali sparatorie non sono avvenute nelle vicinanze dei loro centri di distribuzione.
Le vie di accesso ai punti di distribuzione rimangono sotto il controllo dell’esercito, e i militari avvertono che ogni movimento, anche da parte di civili affamati, viene considerato una minaccia, rendendoli potenziali obiettivi. Le trattative per il rilascio dei 49 ostaggi ancora in mano ai terroristi, di cui solo venti sono vivi, potrebbero riprendere a seguito delle manifestazioni di migliaia di israeliani. Netanyahu sembra intenzionato a inviare una delegazione al Cairo per riprendere i colloqui, mentre Naftali Bennet, suo avversario politico, chiede una tregua immediata per facilitare il rilascio degli ostaggi, promettendo di affrontare alla fine la questione di Hamas.