Italia-Libia, il caso Almasri: il governo accusato di connivenza

09.07.2025 21:25
Italia-Libia, il caso Almasri: il governo accusato di connivenza

Il Caso Almasri e le Controversie Politiche in Italia

Roma, 9 luglio 2025 – Il giorno dopo lo strano “respingimento” del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e della delegazione dell’Unione europea a Bengasi, sia il Viminale che il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, hanno definito l’episodio come “un problema di incomprensione fra diplomatici dell’Ue”, affermando che “non mina i rapporti tra Ue e Libia”. Tuttavia, emergono nuove questioni al governo riguardanti il controverso caso di Osama Almasri, un generale libico accusato di crimini di guerra e contro l’umanità, arrestato e rapidamente rimpatriato nonostante l’esistenza di un mandato della Corte penale internazionale (Cpi). La Libia ha ora inviato un mandato di comparizione nei suoi confronti.

Il Tribunale dei ministri è sulle tracce di un’indagine che coinvolge figure di spicco come la premier Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Nordio (Giustizia) e Piantedosi (Interno), accusati di favoreggiamento, peculato e, nel caso del Guardasigilli, di omissione di atti d’ufficio. Documenti recentemente acquisiti sembrano mettere in discussione le versioni ufficiali, complicando la posizione del governo di fronte alla prima narrazione fornita sul caso. Fonti giornalistiche hanno rivelato che l’esecutivo era a conoscenza dell’accaduto giorni prima del rimpatrio affrettato del generale libico.

Queste rivelazioni hanno spinto l’avvocato Giulia Bongiorno, che rappresenta i ministri al Tribunale, a considerare l’opzione di presentare una denuncia per divulgazione di atti coperti dal segreto, a causa della mancanza di trasparenza nella comunicazione degli eventi. L’opposizione ha reagito chiedendo le dimissioni del ministro Nordio, accusato di aver “mentito al Parlamento”, richiedendo contestualmente alla premier Meloni di rendere conto alle Camere. I fascicoli del Tribunale raccontano che, già nel primo pomeriggio di domenica 19 gennaio, la responsabile del gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, era informata dell’arresto di Almasri, eseguito dalla Digos di Torino.

Le evidenze suggeriscono che Bartolozzi avesse già ricevuto comunicazioni rilevanti riguardo all’operazione, compresi dettagli su un mandato della Cpi che non sarebbe mai stato convalidato. La sua corrispondenza con Luigi Birritteri, ex capo del Dipartimento degli affari di giustizia (Dag), indica che c’era consapevolezza sui procedimenti da seguire, incluse raccomandazioni per mantenere “massimo riserbo e cautela” utilizzando canali di comunicazione sicuri per evitare tracce formali. Di conseguenza, apparirebbe paradossale sostenere la versione fornita da Nordio il 5 febbraio, dove affermava di aver ricevuto solo una “comunicazione informale di poche righe” il 19 gennaio.

Le differenze tra dichiarazioni pubbliche e documenti ufficiali sono ora al centro di un acceso dibattito politico, in particolare dopo che risulta che il magistrato di collegamento all’ambasciata italiana in Olanda aveva già trasmesso l’atto d’accusa della Cpi il pomeriggio del 19 gennaio. Questo scenario ha attirato l’attenzione non solo di Matteo Renzi, che ha annunciato un’interrogazione, ma anche del partito democratico, dove Elly Schlein ha chiesto le dimissioni di Nordio accusandolo di aver detto il “falso” al Parlamento e affermando che “non può rimanere nel suo ruolo un secondo di più”, secondo quanto espresso da Debora Serracchiani, capo della Giustizia del Pd. Nicola Fratoianni di Avs si è appellato alla premier per spiegare: “Cosa aspetta a far dimettere Nordio?” In un contesto così teso, il Movimento 5 Stelle ha concluso con una dichiarazione di perdita di fede nella credibilità del ministro.

Il caso di Osama Almasri, quindi, continua a generare un clima di incertezze e conflitti all’interno della politica italiana, venendo trattato come un tema di importanza cruciale per le relazioni tra l’Italia e la Libia, riporta Attuale.

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