Bertrand Cantat: riaperte le indagini dopo la serie Netflix sul suicidio dell’ex moglie

24.07.2025 17:05
Bertrand Cantat: riaperte le indagini dopo la serie Netflix sul suicidio dell'ex moglie

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI – A distanza di quindici anni dalla sua morte, la giustizia francese ha deciso di riavviare le indagini sul suicidio di Krisztina Rády, ex coniuge del cantautore Bertrand Cantat, precedentemente condannato per avere ucciso a pugni la sua compagna Marie Trintignant durante una violenta discussione, riporta Attuale.

La morte di Krisztina Rády avvenne il 10 gennaio 2010, quando fu trovata impiccata nella sua abitazione di Bordeaux, ed era da otto anni divorziata da Cantat, il quale dormiva sotto lo stesso tetto. La scoperta fu fatta dal figlio della donna, che all’epoca aveva 12 anni. L’autopsia non evidenziò segni di violenza e le indagini iniziali vennero archiviate, l’ultima delle quali nel luglio 2018.

Il procuratore della Repubblica di Bordeaux, Renaud Gaudeul, ha scelto di riaprire l’inchiesta dopo le nuove rivelazioni contenute nel documentario Netflix “Da rockstar a assassino: il caso Cantat”, che include «diverse affermazioni e testimonianze» mai considerate in precedenza nei processi.

Un intervento significativo è stato quello della cantante Lio, originaria del Portogallo e attiva in Italia negli anni Ottanta con successi come Banana Split e Amoureux solitaires. Cara amica di Marie Trintignant, fu una delle poche a criticare duramente Cantat all’epoca della tragedia nel 2003. «Il mondo della musica e del cinema reagì trattandomi come una pazza e ben presto mi ritrovai senza contratto», ha dichiarato Lio. «Avevo semplicemente esposto la verità: Cantat picchia le donne e non esita a ucciderle. Era una persona conosciuta per la sua violenza». Lio ha anche menzionato l’altra morte legata a Cantat, quella di Krisztina Rády.

Successivamente alla condanna per la morte di Marie Trintignant, Cantat si rimise insieme a Rády, la quale, solo mesi dopo, lasciò un messaggio sulla segreteria telefonica dei suoi genitori in cui raccontava di essere stata aggredita: «Ieri ho rischiato di perdermi un dente. Bertrand mi ha lanciato qualcosa, il mio gomito è tumefatto e una cartilagine si è rotta, ma non importa fintanto che posso ancora parlarne».

Pochi anni dopo, il 10 gennaio 2010, in una situazione di continua violenza, Krisztina Rády decise di togliersi la vita. L’ultimo concerto di Cantat si svolse nel marzo 2018. Da allora ha pubblicato un nuovo album, “L’Angle”, con il gruppo Détroit, e attualmente vive a Bordeaux con una nuova compagna.

Yael Mellul, avvocata e presidente dell’associazione «Femme et libre», si sente «molto sollevata» dal cambiamento radicale di strategia della procura di Bordeaux, definendo il caso un «suicidio forzato».

Secondo Mellul, la testimonianza anonima di un infermiere nel documentario è un «nuovo elemento» che confermerebbe la posizione di Rády come vittima di violenza domestica, aggiungendo di avere anche nuove testimonianze da presentare agli inquirenti di Bordeaux.

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