Intesa sui dazi fragile, si rischia il rallentamento dell’economia europea

29.07.2025 10:25
Intesa sui dazi fragile, si rischia il rallentamento dell'economia europea

Le dinamiche dei mercati finanziari e le recenti fluttuazioni della valuta europea sul dollaro riflettono le preoccupazioni di molti riguardo l’impatto dell’accordo raggiunto a Turnberry. Gli analisti ipotizzano che questo possa rallentare ulteriormente l’economia del continente, riporta Attuale.

I dazi sono stati introdotti, ma l’accordo atteso continua a mancare. Donald Trump ha descritto l’intesa con Ursula von der Leyen come il “più grande accordo mai concluso”, ma la sua reputazione incerta rende difficile fidarsi completamente di tali affermazioni. Nel suo primo mandato, infatti, Trump ha già annullato accordi commerciali significativi, la cui stabilità rimane quindi dubbia.

Nel contesto del trattato con i Paesi nordamericani esisteva un accordo formale, mentre con l’Unione Europea la situazione attuale è caratterizzata da dichiarazioni pubbliche non sempre conciliabili. La confusione circondante l’accordo scottese e le minacce di nuovi dazi sono elementi che possono generare incertezza tra le aziende italiane, francesi e tedesche. L’attesa di chiarimenti sulla questione degli investimenti e della stabilità possono portare a una diminuzione degli investimenti europei.

Il contenuto dell’accordo non sembra favorire la credibilità delle intese raggiunte. Per esempio, mentre i dazi sulle esportazioni verso gli Stati Uniti dovrebbero essere ridotti al 15%, l’Unione Europea è chiamata a impegnarsi ad acquistare beni energetici americani per un valore di 750 miliardi di dollari in tre anni. Diversi esperti, come quelli di GaveKal Research, osservano che questo impegno non ha un’evidente corrispondenza con le reali capacità di acquisto dell’Europa, sottolineando le difficoltà del mercato energetico americano nel soddisfare tale domanda.

In particolare, l’Italia dovrebbe prevedere la spesa di 30 miliardi di euro all’anno per importare gas liquefatto dagli Stati Uniti, ma già intrattiene contratti a lungo termine con fornitori come Algeria e Azerbaigian, rendendo problematica l’ipotesi di un’immediata transizione verso questa nuova intesa commerciale.

La parte dell’accordo riguardante gli investimenti, che prevede 600 miliardi di dollari da parte delle imprese europee negli Stati Uniti, è altrettanto fragile: i tassi d’investimento attuali dovrebbero raddoppiare per permettere un concentramento degli investimenti in un solo mercato, il che appare poco realistico. Ciò fornisce a Trump l’opportunità di contestare che l’Europa non stia adempiendo alle sue promesse.

Un altro aspetto preoccupante emerso dalla recente intesa riguarda gli impegni di aumentare gli acquisti di beni di difesa da aziende americane, con reazioni immediate sui mercati: i titoli delle compagnie europee del settore difesa hanno subito significative cadute, mentre i concorrenti americani hanno visto un incremento dei loro valori borsistici. Questo cambiamento suggerisce un possibile spostamento di risorse e investimenti verso l’industria americana.

Infine, gli effetti delle ipotetiche intese di Turnberry sui settori strategici in Europa, come quello farmaceutico e automobilistico, destano preoccupazione. Le borse di Francoforte e Parigi hanno registrato un declino, mentre l’euro ha subito un calo considerevole rispetto al dollaro. In un contesto in cui l’economia italiana, appena tornata ai livelli pre-crisi del 2007, potrebbe subire un altro colpo con crescita stagnante o addirittura recessione, emerge l’urgenza di trovare soluzioni alternative per superare questa vulnerabilità economica, piuttosto che sperare in un accordo incerto con Trump.

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