Il nuovo film di Christopher Nolan provoca la reazione del Fronte Polisario

29.07.2025 16:15
Il nuovo film di Christopher Nolan provoca la reazione del Fronte Polisario

Il noto regista angloamericano Christopher Nolan è al centro di diverse critiche da parte di associazioni e attivisti locali per la scelta di realizzare una parte del suo nuovo film The Odyssey nel Sahara Occidentale, una regione da decenni segnata da controversie sulla sua sovranità tra il Marocco e il Fronte Polisario, un gruppo armato che lotta per l’indipendenza del territorio, riporta Attuale.

Nolan è uno dei registi più rispettati e ricercati a Hollywood. Nel corso dell’ultimo anno ha ricevuto un Oscar per la miglior regia e per il miglior film con Oppenheimer, e vanta nel suo repertorio classici come Inception, Dunkirk e Interstellar. The Odyssey, in uscita a luglio del 2026, si ispira all’Odissea di Omero e narra il viaggio di ritorno di Ulisse a Itaca dopo la guerra di Troia. Il cast è stellare, includendo nomi famosi come Zendaya, Tom Holland, Charlize Theron e Matt Damon nel ruolo di Ulisse.

Le riprese si stanno svolgendo in vari luoghi, compresa l’Italia, dove a fine aprile una parte del cast era presente a Lipari, nelle isole Eolie, e a Favignana. Scene significative sono state girate anche in Marocco, ad esempio a Essaouira e Marrakech. Tuttavia, la decisione di filmare a Dakhla, nel Sahara Occidentale, ha suscitato dibattito, dato che il cast è arrivato in quella località a metà luglio. Secondo varie fonti locali, le riprese si sono concentrate attorno alla Dune Blanche, una duna di sabbia bianca nelle vicinanze di una laguna, situata a nord della città.

La scelta di girare in Marocco non è per niente casuale: il governo marocchino offre un rimborso fiscale del 30% alle produzioni cinematografiche internazionali che decidono di lavorare nel paese per almeno 18 giorni, con una spesa minima di un milione di dollari. L’arrivo di una produzione di tale rilevanza come quella di Nolan rappresenta una grande opportunità per il Marocco, desideroso di promuovere investimenti esteri e sviluppare il turismo.

Reda Benjelloun, capo dell’agenzia governativa marocchina per la promozione cinematografica, ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg che è la prima volta che una produzione internazionale si reca nelle “province meridionali” del Marocco, implicando la considerazione del Sahara Occidentale come parte della sovranità marocchina. Attualmente, il Marocco controlla circa l’80% del Sahara Occidentale, comprensivo dell’area di Dakhla, mentre il resto è sotto il controllo del Fronte Polisario, che ha instaurato un governo auto-proclamato chiamato Repubblica Democratica Araba dei Saharawi.

Nel 1991, dopo quasi trent’anni di conflitto, le due parti firmarono un cessate il fuoco, che però è fallito nel 2020, dando luogo a nuovi scontri. Da quel momento, il Marocco ha manifestato la volontà di formalizzare il suo dominio sulla regione contesa piuttosto che cercare una vera soluzione di pace.

Le Nazioni Unite, pur avendo tentato di affrontare questa complessa questione, non sono riuscite a trovare un accordo. Considerano il Sahara Occidentale un “territorio non autonomo”, soggetto a colonizzazione, dato che non ha mai formalmente dichiarato la sua indipendenza dalla Spagna. Nel 1975, una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia affermò il diritto all’autodeterminazione per la popolazione saharawi, ma questo diritto non è mai stato onorato. Le Nazioni Unite e molte organizzazioni umanitarie continuano a denunciare gravi violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione saharawi.

La questione del Sahara Occidentale è un tema caldo nella comunità internazionale: la sovranità marocchina su questa regione è riconosciuta ufficialmente solo da Israele e dagli Stati Uniti, grazie a una decisione di Donald Trump del 2020. Tuttavia, anche alcuni paesi europei, tra cui la Spagna, la Francia e il Regno Unito, si stanno mostrando favorevoli alle richieste marocchine, con il Portogallo che ha recentemente espresso supporto per questa posizione.

La decisione di Nolan di girare in queste aree ha suscitato aspre critiche da parte di varie associazioni e attivisti saharawi, i quali vedono questo atto come una forma di legittimazione della sovranità marocchina. Il Festival cinematografico internazionale del Sahara Occidentale, che si tiene ogni anno nei campi profughi dell’Algeria, ha espressamente chiesto la sospensione delle riprese, sottolineando come Dakhla non sia solo una location esotica, bensì una città occupata e militarizzata dal Marocco.

Il regista saharawi Mamine Hachimi ha dichiarato che “qualsiasi produzione straniera che sceglie di filmare nei territori occupati senza il consenso della popolazione saharawi diventa parte del sistema di oppressione, consapevolmente o meno.” La Repubblica Democratica Araba dei Saharawi ha formalmente reso noto che le riprese si sono svolte senza il suo consenso, qualificando l’operazione come una “pericolosa normalizzazione culturale dell’occupazione”.

Fino ad ora, né Nolan né altri membri della produzione hanno rilasciato commenti ufficiali riguardo a queste critiche.

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