Xi Jinping visita Lhasa in un momento critico per il Tibet
Il presidente cinese Xi Jinping ha effettuato una rara visita ufficiale a Lhasa, capitale del Tibet, il 20 agosto 2025. Si tratta della sua seconda visita da quando è presidente, la prima risale al 2021. Questo viaggio giunge in un contesto delicato, in cui la Cina sta cercando di reprimere le tendenze autonomiste della popolazione tibetana e di consolidare il suo controllo sulla leadership religiosa tibetana, riporta Attuale.
La visita di Xi, formalmente in occasione del 60esimo anniversario dell’istituzione del Tibet come regione autonoma cinese, è stata un’opportunità per il governo di mostrare il suo potere. Xi è stato accolto a Lhasa da oltre 20 mila persone mobilitate dalle autorità locali, in un evento ben coreografato.
Uno degli obiettivi principali della visita verteva sull’autonomia religiosa del Tibet. Meno di due mesi fa, il Dalai Lama, massima autorità religiosa tibetana, ha annunciato che alla sua morte sarà nominato un successore. Questa affermazione non era scontata, dato che il Dalai Lama aveva messo in dubbio la sua successione a causa delle ingerenze del governo cinese.
Il Dalai Lama, Tenzin Gyatso, attualmente novantenne, vive in esilio a Dharamsala, India, dove ha sede il governo tibetano non riconosciuto. Ha dichiarato che il suo successore dovrà essere scelto secondo metodi tradizionali tra i circa 140 mila tibetani esiliati. Il Dalai Lama ha sottolineato la necessità che il suo successore rimanga indipendente dalla Cina e continui a rappresentare il buddismo tibetano al di fuori della Cina.
Al contrario, la Cina intende esercitare controllo sul processo di selezione per assicurarsi che il prossimo Dalai Lama sia lealista verso il regime cinese. Negli anni ’90, le autorità cinesi avevano già arrestato il Panchen Lama, la seconda figura religiosa più significativa del buddismo tibetano, sostituendolo con un individuo filo-governativo. Il Panchen Lama all’epoca era un bambino di sei anni.
Il Tibet è stato annesso dalla Cina nel 1951, dopo essere stata dichiarata indipendente in un periodo di instabilità del governo centrale. Nel 1965, la regione ottenne ufficialmente lo status di regione autonoma. La Cina sostiene che questa misura abbia garantito maggiore autonomia alle autorità locali e tutelato la libertà religiosa e culturale. Inoltre, afferma che l’appartenenza alla Cina abbia stimolato l’economia tibetana, migliorando gli standard di vita locali.
Tuttavia, a molti tibetani appare evidente che le politiche cinesi stiano soffocando l’identità culturale e religiosa della regione, alimentando un forte sentimento indipendentista. Uno degli aspetti critici è la cinesizzazione del sistema educativo; mentre il tibetano è la lingua più parlata, il governo cinese promuove l’uso del mandarino come lingua principale nelle scuole e come requisito per l’accesso a università e lavori.
Durante la visita, Xi ha ribadito l’importanza di utilizzare una lingua e dei caratteri comuni, a sottolineare ulteriormente il suo obiettivo di rafforzare il controllo culturale e linguistico nel Tibet.