L’analisi del boom economico italiano nel Medioevo tra banche e potenze navali

08.09.2025 15:35
L'analisi del boom economico italiano nel Medioevo tra banche e potenze navali

Il boom economico italiano tra il XII e il XIII secolo: uno studio dell’Alma Mater

BOLOGNA – Prima del secondo Dopoguerra, l’Italia aveva già vissuto un boom economico nel periodo medievale. Grazie alle potenze navali di Genova, Pisa e Venezia, ai banchieri di Roma e Siena, e a Milano che era già ‘grande’. Tuttavia, le ragioni di questa crescita vertiginosa, in particolare tra il XII e il XIII secolo, non sono del tutto chiare. Un’ipotesi suggerisce che il ricorso a prime forme di deficit pubblico abbia alimentato la crescita. Questo “improvviso successo economico e commerciale delle città italiane del centro-nord alle soglie del Duecento” è considerato “uno dei misteri irrisolti del Medioevo“, come riportano gli storici dell’Alma Mater di Bologna, che hanno deciso di affrontare il dilemma con uno studio chiamato ‘RaESETfides’, finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (ERC) con 1,2 milioni di euro.

“Fino all’ultimo terzo del XII secolo, l’economia più avanzata nell’area del Mediterraneo è l’Egitto”, spiega Lorenzo Tabarrini, ricercatore al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater di Bologna e leader dello studio. “In generale, sia il mondo arabo che quello greco-bizantino sono più ricchi e hanno strutture politico-amministrative più solide rispetto all’Occidente latino. Poi, in modo sorprendente, iniziano a emergere segnali di crescita tra le città italiane del centro-nord. Questi centri diventano, a partire dall’inizio del Duecento, punti di riferimento per il commercio internazionale.” Per comprendere le cause di questa trasformazione, il gruppo di ricerca si concentrerà sui legami tra lo sviluppo istituzionale e le trasformazioni dell’economia rurale di sette città italiane (Genova, Milano, Pisa, Roma, Siena, Venezia e Verona) tra il 1100 e il 1250.

“La proiezione marittima di città come Genova, Pisa e Venezia è ben nota”, sottolinea Tavarrini, “ma ha fatto passare in secondo piano lo studio delle strutture agrarie necessarie all’approvvigionamento alimentare dei loro abitanti. Così come sappiamo poco del consolidamento del settore manifatturiero di Milano, già all’epoca una città di notevoli dimensioni. Vi sono anche i casi di Siena, che conserva un ricco patrimonio di documenti finanziari dell’amministrazione comunale, e quello di Roma, dove alcuni mercanti e banchieri, grazie al loro ruolo di creditori del Papa, riescono a fare investimenti significativi nell’Agro romano.” Lo studio utilizzerà fonti archivistiche e archeologiche, concentrandosi sui cambiamenti istituzionali ed economici che hanno portato a questo sviluppo. Particolare attenzione sarà dedicata alle strategie finanziarie, come le prime forme di deficit pubblico e le politiche di svalutazione della moneta.

In quell’epoca, spiega Tabarrini, “c’è un controllo crescente delle politiche monetarie: si interviene sulla qualità della moneta per rendere meno costosa la produzione, mantenendo però invariato il valore nominale”. Inoltre, si assiste a una “organizzazione sempre più complessa e ramificata dei governi cittadini, una lenta reintroduzione della tassazione diretta e i primi esempi di deficit pubblico: prestiti a nome del Comune rinnovati frequentemente, che permettono alle città di alimentare la loro crescita economica”. Si ipotizza che proprio questi cambiamenti abbiano favorito il boom economico italiano del centro-nord tra il XII e il XIII secolo.

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