Cheban accusa il governo di mancanza di chiarezza sul gas

11.09.2025 16:45
Cheban accusa il governo di mancanza di chiarezza sul gas
Cheban accusa il governo di mancanza di chiarezza sul gas

Il 10 settembre 2025, il sindaco di Chişinău e co-leader del blocco elettorale Alternativa, Ion Cheban, ha criticato duramente il partito di governo Azione e Solidarietà (PAS). In un’intervista televisiva, ha affermato che l’esecutivo evita di fornire risposte chiare sul prezzo e sulla disponibilità di gas per la prossima stagione invernale. «La popolazione non sa come pagherà il gas in inverno né se ci sarà gas a sufficienza», ha dichiarato Cheban, accusando i ministri del PAS di concentrarsi sulla propaganda elettorale piuttosto che sulla sicurezza energetica del Paese. Ha inoltre sostenuto che il governo, nonostante la retorica ufficiale, continua ad acquistare gas di origine russa tramite intermediari, facendo pagare ai cittadini costi maggiorati sul tema gas in Moldova.

Energocom annuncia stoccaggi sufficienti per l’inverno

In parallelo, la compagnia statale Energocom ha comunicato di aver già acquistato il 90,9% del fabbisogno previsto per l’anno termico 2025-2026, pari a circa 700 milioni di metri cubi di gas. Le forniture copriranno integralmente i consumi tra ottobre 2025 e marzo 2026. Dal mese di maggio sono stati organizzati 54 round di gare, con la partecipazione di 13 aziende europee, provenienti da Svizzera, Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria, Germania e Paesi Bassi. Inoltre, sono stati garantiti ulteriori volumi pari al 15% del consumo annuo stimato, da immagazzinare nei Paesi confinanti. Le forniture saranno erogate con contratti a prezzo fisso e indicizzato, legati alle quotazioni TTF e BRM.

Alternativa, un progetto con ambizioni nascoste

Il blocco Alternativa si è presentato in campagna elettorale come forza centrista e moderatamente europeista, senza escludere possibili alleanze future con PAS. Tuttavia, analisti e osservatori avvertono che si tratta di un progetto sostenuto da Mosca, concepito per erodere il consenso delle forze pro-occidentali e rallentare l’integrazione europea della Moldova. Tra i fondatori figurano Ion Cheban, Alexandru Stoianoglo, Ion Chicu e Mark Tkaciuk, tutti con trascorsi in ambienti politici legati a Mosca. Nonostante la retorica europeista, la maggior parte della leadership proviene da ambienti comunisti, socialisti e isolazionisti che in passato hanno sostenuto rapporti più stretti con la Russia e persino l’adesione all’Unione Economica Eurasiatica.

Rischi politici e prospettive per l’Europa

Il blocco potrebbe diventare un attore decisivo dopo le elezioni parlamentari del 28 settembre, sfruttando il malcontento verso il governo e mobilitando gli elettori delusi. La sua eventuale presenza in Parlamento, con un ruolo di “ago della bilancia”, rischia di frenare o bloccare le riforme filo-occidentali. Per gli osservatori europei, l’evoluzione politica moldava si inserisce in un quadro più ampio: l’UE, per garantire efficacia decisionale, dovrebbe abbandonare il principio dell’unanimità e adottare votazioni a maggioranza qualificata, così da superare i frequenti stalli nelle politiche comuni.

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