Riforma delle piattaforme: nuove regole per i rider e lotta al caporalato digitale
Piattaforme, stretta sugli algoritmi: presunzione di subordinazione e account personali contro il caporalato digitale. La bozza del Decreto Primo Maggio introduce una disciplina organica per rider e lavoratori intermediati da piattaforme: conta la prestazione reale, non l’etichetta contrattuale, riporta Attuale.
Il provvedimento rappresenta un cambiamento significativo nel settore del lavoro digitale, andando oltre la mera protezione dei ciclofattorini e ristrutturando il rapporto tra piattaforma e lavoratore. La norma stabilisce che, per qualificare il rapporto, sono rilevanti le modalità effettive di svolgimento della prestazione, indipendentemente dalla qualificazione formale delle parti. Questo si traduce nella valutazione del potere esercitato dagli algoritmi: se si evidenziano segnali di controllo o direzione eterodiretta tramite gestioni algoritmiche, il rapporto di lavoro è presumibilmente subordinato, salvo prova contraria.
Uno degli aspetti più critici è che l’algoritmo non è visto come uno strumento neutrale, ma come possibile manifestazione di direzione datoriale. L’orientamento italiano si colloca all’interno di un contesto europeo già delineato, in quanto la direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme è entrata in vigore nel 2024, con applicazione delle nuove regole a partire dal 2 dicembre 2026. La bozza del decreto stabilisce anche obblighi informativi specifici per le piattaforme digitali, che dovranno fornire ai lavoratori informazioni chiare e comprensibili riguardo ai sistemi automatizzati utilizzati per assegnare le attività, determinare le retribuzioni e valutare le prestazioni. Inoltre, i lavoratori avranno il diritto di ricevere spiegazioni intelligibili sulle decisioni automatizzate che influenzano le loro condizioni lavorative.
Un altro elemento fondamentale riguarda la tutela della tracciabilità amministrativa: le piattaforme saranno obbligate a comunicare il numero delle prestazioni effettuate dai lavoratori autonomi entro il mese successivo alla prima prestazione.
La proposta di legge prevede misure severe contro l’intermediazione illecita tramite strumenti digitali. Chi gestisce o trae profitto dalla cessione di account o dall’utilizzo di account intestati a terzi sarà punito secondo le norme relative a sfruttamento del lavoro. Si considerano indici di sfruttamento i compensi sotto i minimi contrattuali, ritmi e carichi di lavoro sproporzionati, nonché sottrazioni abusive di retribuzione.
I rider beneficeranno di una regolamentazione più precisa riguardo all’accesso alle piattaforme. I lavoratori potranno accedere tramite Spid, Cie, Cns o con account rilasciato dalla piattaforma, con autenticazione a più fattori. La cessione delle credenziali sarà severamente sanzionata, e ogni lavoratore avrà diritto a un solo account per codice fiscale, senza che gli vengano assegnati turni incompatibili.
Per le piattaforme, l’impatto di questa riforma sarà significativo, portando a una revisione del modello organizzativo. Le pratiche algoritmiche che determinano compensi e prestazioni potrebbero evidenziare una subordinazione. Per i lavoratori, il cambiamento di prospettiva è altrettanto rilevante, poiché non solo si tratta di una maggiore tutela salariale, ma anche del diritto di comprendere le logiche delle decisioni automatizzate e di contestarle. La lotta al caporalato digitale, secondo le nuove disposizioni, non è solo una questione di compenso, ma anche di trasparenza nella gestione.
Claudia Marin