Sánchez propone l’esclusione di Israele dalle competizioni sportive: «Paragonabile alla Russia»

16.09.2025 10:25
Sánchez propone l'esclusione di Israele dalle competizioni sportive: «Paragonabile alla Russia»

Le relazioni tese tra Spagna e Israele si intensificano con l’annullamento di contratti militari

L’escalation delle tensioni tra Spagna e Israele raggiunge un nuovo picco. Dopo l’annullamento della tappa finale della Vuelta a causa delle proteste a sostegno della Palestina, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha riaffermato il suo supporto ai manifestanti, proponendo di escludere Israele da tutte le competizioni sportive «finché continuerà la barbarie a Gaza», facendo riferimento all’esclusione della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, riporta Attuale.

In un’ulteriore misura contro Israele, il governo spagnolo ha cancellato un contratto per l’acquisto di lanciarazzi israeliani del valore di quasi 700 milioni di euro. Inoltre, il presidente della Tv pubblica Rtve ha convocato un possibile ritiro della Spagna dall’Eurovision Song Contest se Israele parteciperà alla prossima edizione.

La reazione da parte del ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, non si è fatta attendere. Saar ha attaccato Sánchez, definendolo «antisemita e bugiardo», e ha criticato l’Unione Ciclistica Internazionale per aver accusato il leader spagnolo di «strumentalizzare lo sport a fini politici».

Le tensioni diplomatiche tra Spagna e Israele si sono intensificate dopo il riconoscimento ufficiale dello Stato palestinese da parte di Madrid nel maggio 2024. Sánchez è stato il primo leader in Europa a definire quanto avviene a Gaza come un «genocidio» e ha recentemente annunciato nuove misure contro il governo di Netanyahu, incluso un divieto di vendita o acquisto di forniture militari con Israele.

Il livello di ostilità tra i due paesi ha raggiunto picchi senza precedenti, come evidenziato dall’appoggio pubblico di Sánchez ai manifestanti. «Ovviamente siamo contrari a qualunque forma di violenza», ha dichiarato il premier, aggiungendo di avere «grande rispetto e ammirazione per i manifestanti che si sono mobilitati contro l’ingiustizia».

In risposta, Benjamin Netanyahu ha utilizzato il social media X per accusare Sánchez di aver lanciato «una palese minaccia di genocidio contro l’unico Stato ebraico al mondo». Saar ha rincarato la dose, definendo il governo socialista «una vergogna per la Spagna».

Critiche sono arrivate anche dall’opposizione spagnola. Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito popolare, ha affermato che il governo ha «non solo permesso ma incoraggiato gli attacchi alla Vuelta», mentre Ignacio Garriga, segretario di Vox, ha sostenuto che Sánchez «è diventato di fatto il portavoce di Hamas».

La causa pro Gaza è particolarmente popolare in Spagna. Un sondaggio condotto dal Real Instituto Elcano ha rivelato che l’82% della popolazione considera la condotta di Israele nella guerra a Gaza come un genocidio, con il 62% di chi si identifica con la destra che condivide la stessa opinione. Il 31 agosto, dalla Catalogna è salpata la Flotilla per Gaza, con a bordo attivisti e politici, tra cui Greta Thunberg e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau, con l’obiettivo di superare il blocco navale imposto da Israele.

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