Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha difeso la sua collaboratrice, Giusi Bartolozzi, mentre la maggioranza sollecita chiarimenti alla Procura di Roma riguardo alla sua situazione. Bartolozzi è stata iscritta nel registro degli indagati dai PM in relazione al caso di Osama Njeem Almasri, il comandante libico arrestato e poi rimpatriato dall’Italia nel gennaio scorso. La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha avviato una mozione per chiedere chiarimenti su Bartolozzi al procuratore Francesco Lo Voi e al tribunale specializzato in reati ministeriali, con il voto programmato per giovedì, riporta Attuale.
«Il nesso teleologico tra le azioni del ministro e quelle della capo di gabinetto»
Il tema del possibile conflitto di attribuzione alla Consulta è tornato d’attualità, come ha sottolineato Nordio. “Nel testo del Tribunale dei ministri è presente un nesso teleologico tra le azioni del ministro e quelle della capo di gabinetto” ha spiegato. “Si tratta di un caso in cui un reato potrebbe essere stato commesso per occultarne un altro. La connessione è quindi evidente”, ha ribadito il ministro durante una dichiarazione a Montecitorio, rispondendo a chi chiedeva se fosse corretto sollevare il conflitto di attribuzione nei confronti dell’autorità giudiziaria a causa della mancata trasmissione degli atti riguardanti Bartolozzi nel caso Almasri.
Le opposizioni all’attacco
L’opposizione ha espresso forti critiche. “La maggioranza continua a procedere per strappi istituzionali”, afferma Antonella Forattini, capogruppo del PD nella Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. “Abbiamo assistito a un attacco frontale, dai toni violenti, rivolto al Tribunale dei ministri, accusato di aver agito al di fuori della legge. Le richieste di atti alla Procura e al Tribunale dei ministri relative alla vicenda Bartolozzi sarebbero irrituali e anomale nel corso di indagini coperte da segreto istruttorio. Questo svela chiaramente le intenzioni del governo: regalare uno scudo giudiziario alla Bartolozzi”, ha aggiunto. Marco Lacarra ha confermato che “la memoria difensiva depositata mostra la gravità con cui il governo ha gestito il caso, con cambi di versione e una gestione opaca, oltre al fatto che in Parlamento il governo ha mentito”.
La relazione di Gianassi (Pd) e il ruolo dell’Aise
Emergono anche dettagli dalla relazione di Federico Gianassi (PD), secondo cui la decisione di rimpatriare Almasri sarebbe stata influenzata dai rischi per l’Italia evidenziati dal comandante dell’Aise, Caravelli. “Tali rischi erano stati prospettati dal Direttore dell’Aise, prefetto Caravelli, che è l’autorità più qualificata per fornire informazioni aggiornate sulla situazione in Libia”, è stato riportato.
Piantedosi paragona il caso a quello di Cecilia Sala
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha paragonato il caso di Almasri a quello di Cecilia Sala, la giornalista arrestata in Iran lo scorso dicembre. Ospite a Coffee Break su La7, Piantedosi ha sottolineato che la decisione di rimpatriarlo è stata il frutto di una valutazione prudenziale: “Non siamo stati soggetti a ricatti, nessuno ci ha costretto. È stata una riflessione preventiva sugli scenari possibili, in termini di sicurezza e interessi italiani”. Ha aggiunto che simili considerazioni erano state applicate anche al caso Sala, con l’obiettivo di salvaguardare la vita della connazionale.
L’arresto di Almasri
Il 19 gennaio 2025, Osama Elmasry Njeem, noto come Almasri, è stato arrestato a Torino dalla Digos su mandato della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità e torture in Libia. L’arresto è avvenuto mentre Almasri era a Torino per una partita di calcio. Il 21 gennaio, la Corte d’Appello di Roma ha disposto la sua scarcerazione per motivi giuridici. Il giorno seguente, Almasri è stato rimpatriato in Libia con un volo di Stato italiano. La Corte penale internazionale ha espresso preoccupazione per la mancanza di consultazione preventiva e ha richiesto chiarimenti alle autorità italiane, accusandole di non aver rispettato gli obblighi di cooperazione internazionale.