I medici di famiglia pronti a collaborare sulle case di comunità, ma le Regioni esprimono dissenso

12.06.2026 06:05
I medici di famiglia pronti a collaborare sulle case di comunità, ma le Regioni esprimono dissenso

Medici di Famiglia a Che Punto Siamo con le Case di Comunità?

All’indomani del rinvio della riforma della medicina territoriale, la Federazione italiana dei medici di famiglia ha espresso disponibilità a collaborare con il ministro della Salute, Orazio Schillaci, per individuare soluzioni negoziali che rispettino le scadenze del Pnrr. Nonostante il blocco del decreto che prevedeva l’inserimento di questi medici nelle Case di comunità e la loro dipendenza, Schillaci ha assicurato che le Case di comunità apriranno entro il 30 giugno. “Il nostro obiettivo è trovare un accordo con Regioni e medici di medicina generale”, ha dichiarato il ministro, affrontando l’urgenza di incontri per rispettare le tempistiche, riporta Attuale.

La situazione rimane tesa con le Regioni, in particolare con la Lombardia. Il presidente Attilio Fontana ha criticato la decisione del governo, definendola “una scelta sbagliata”, mentre l’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha espresso un forte dissenso. Dalla Toscana, il presidente Eugenio Giani ha invitato al dialogo piuttosto che a imposizioni, sottolineando come nella sua Regione si sia già percorso un cammino di intesa. Similmente, l’assessore della Emilia-Romagna, Massimo Fabi, ha commentato il coordinamento regionale per trovare soluzioni collaborative.

Le polemiche non si fermano qui: l’opposizione parlamentare, attraverso la responsabile sanità del Pd Marina Sereni, ha denunciato “il clamoroso fallimento” nella modifica della medicina generale, sottolineando l’assenza di coinvolgimento dei professionisti e di consenso. Dalla parte sindacale, la Cgil ha etichettato la situazione come un “pessimo teatrino”, richiedendo l’avvio di una discussione parlamentare.

Mancano meno di 20 giorni alla scadenza per la realizzazione delle Case di comunità, e i dati dell’attivazione non sono confortanti. Secondo la Fondazione Gimbe, su 1.715 case programmate, solo 781 (il 45%) hanno attivato almeno un servizio, mentre solo 66, meno del 4%, sono completamente operative con personale. Cittadinanzattiva ha messo in guardia, evidenziando che le nuove strutture non vengono percepite dai cittadini come punti di riferimento assistenziali, lasciando un quadro critico sulla situazione attuale delle strutture sanitarie in Italia.

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