Legge elettorale in stallo al Senato, tempo di riforme slitta a settembre

23.07.2026 06:55
Legge elettorale in stallo al Senato, tempo di riforme slitta a settembre

Stallo nella Legge Elettorale: Nessun Accordo al Senato

Dalla prima mattina fino a cena, lo scontro sulla legge elettorale in commissione Affari Costituzionali al Senato si conclude con un solenne nulla di fatto. Tra maggioranza e opposizione si è assistito a una guerra di parole riguardo alla scadenza per la presentazione degli emendamenti, rimandata senza fissare alcun termine, riporta Attuale.

In serata, il presidente Andrea De Priamo (FdI) ha cercato di complicare i piani dei colleghi proponendo audizioni da remoto anche di lunedì e venerdì, ma il compromesso finale stabilisce che la scadenza per gli emendamenti sarà attorno al 7 agosto, mentre il voto è slittato a settembre. Un esito che rispecchia i piani dei meloniani.

Per la premier, il vero problema non è nell’opposizione, ma all’interno della sua stessa maggioranza. Dopo una battuta d’arresto a Montecitorio, le tensioni tra le forze di maggioranza sono aumentate, costringendo Palazzo Chigi a minacciare un possibile voto anticipato in autunno. A Palazzo Madama, questa mossa ha avuto l’effetto desiderato, costringendo Forza Italia a ritirare la sua opposizione. Tuttavia, gli azzurri chiederanno piccole modifiche formali per mantenere le apparenze. Antonio Tajani ha dichiarato: “Vedremo se in Senato ci sarà un emendamento, esamineremo i contenuti. A noi la legge va bene così com’è, poi valuteremo con grande serenità”, un chiaro segno di ritirata.

Con i dissensi interni di Forza Italia in pausa, si delinea la proposta di Fratelli d’Italia, che ricalca il modello scartato alla Camera, ma introduce un sistema di alternanza di genere per i capilista – un argomento controverso. Con il documento di Noi Moderati già presentato e la Lega di Salvini che supporta la proposta di “preferenze più premio di maggioranza”, al Senato i margini per un accordo sembrano ampliarsi. Circolano ipotesi su un emendamento collettivo di tutta la coalizione.

I veri problemi si prevedono a Montecitorio. Se la questione di fiducia potrebbe disinnescare le tensioni sui singoli emendamenti, il voto finale a scrutinio segreto rappresenta un salto nel buio. Una dirigente di Forza Italia ha avvertito: “Il voto segreto scatena sempre dinamiche incontrollabili”. Giorgia Meloni è consapevole dei rischi, ma la sua determinazione è chiara: non può mostrarsi debole nel confronto interno con Futuro Nazionale.

La tabella di marcia di Palazzo Chigi resta serrata: l’obiettivo è ottenere un primo via libera al Senato a metà settembre, per poi procedere rapidamente alla Camera prima dell’apertura della sessione di bilancio. La presenza di Vannacci spinge alcuni a riesaminare l’idea del ballottaggio nazionale, un’opzione inizialmente accantonata. L’ex presidente del Senato Marcello Pera è tra i sostenitori, ammettendo che “serve a tagliare le ali estreme”.

Un sistema di ballottaggio per l’assegnazione del premio di maggioranza potrebbe avvicinarsi a un’elezione diretta, con rischi di conflitto con la Corte Costituzionale, secondo esperti che avvertono che potrebbe ostacolare il bicameralismo paritario.

Per ora, si rimane nel campo delle speculazioni. Tra la ricerca di modifiche superficiali e la necessità di mascherare il ritiro, l’assenza di una scadenza fissa per gli emendamenti rinvia la questione fino a dopo le ferie estive, e in questo rinvio tattico l’opposizione può rivendicare una vittoria.

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