La resa di Kozak e il nuovo corso della Russia in Moldova

19.09.2025 12:30
La resa di Kozak e il nuovo corso della Russia in Moldova
La resa di Kozak e il nuovo corso della Russia in Moldova

Il 18 settembre 2025, le notizie hanno riportato le dimissioni di Dmitri Kozak, un’uscita che, ufficialmente, è stata presentata come una decisione presa “per motivi personali” link. Kozak, che per anni ha avuto un ruolo fondamentale nell’amministrazione del presidente russo Vladimir Putin, è stato il curatore delle politiche russe nei paesi post-sovietici. Tuttavia, la sua gestione della regione ha subito numerosi fallimenti, in particolare in paesi come Ucraina, Moldova, Armenia e Azerbaigian. Questo ha portato a una revisione della strategia russa per i suoi vicini.

Le dimissioni di Kozak: una risposta ai fallimenti in Moldova

Le dimissioni di Kozak sembrano essere una punizione per i fallimenti sul fronte “post-sovietico”, in particolare in Moldova. La sua strategia basata su accordi dietro le quinte e compromessi gestiti non ha avuto successo. I finanziamenti illeciti, la disinformazione e le reti di intermediari sono stati smascherati e parzialmente neutralizzati, spingendo il Cremlino a optare per una gestione più rigida e centralizzata. Le funzioni di coordinamento di questo “traccia” sono già passate de facto a Sergey Kiriyenko, che unisce strumenti politici interni con l’esportazione delle “tecnologie elettorali”. Questo segna un passaggio a scenari più centralizzati, con un maggiore controllo dei risultati e il rischio di un’escalation delle azioni ibride in aumento.

Il nuovo ruolo di Kiriyenko e l’intensificazione delle pressioni

Con l’uscita di Kozak, il Cremlino si concentra meno sui ruoli “di pace” e più su quelli di coercizione e sabotaggio. Gli strumenti previsti includono attacchi legali, pressioni sulle regioni e le comunità, nonché il provocare crisi informative prima delle elezioni, creando una percezione di caos e “un costo insostenibile” per l’integrazione nell’Unione Europea. L’obiettivo strategico della Russia è rallentare o invertire l’orientamento europeo della Moldova, dipingendo l’integrazione come una minaccia all’identità nazionale e alla sovranità del paese.

Le elezioni in Moldova: una finestra di opportunità per la Russia

Le elezioni parlamentari del 28 settembre rappresentano un’opportunità cruciale per il Cremlino. La sconfitta delle forze prorusse ridurrebbe l’influenza della Russia nella regione del Mar Nero, motivo per cui Mosca investirà massicciamente nella mobilitazione elettorale e nell’osservazione dei conteggi dei voti. Se i risultati non dovessero corrispondere ai propri interessi, il Cremlino si preparerà a contestare i risultati e a mettere in discussione la legittimità delle elezioni.

La strategia di Kiriyenko: consolidamento delle forze prorusse

Kiriyenko sta lavorando per consolidare le forze prorusse attorno ai “progetti” più controllabili, come quelli legati a Ilan Shor, Igor Dodon e altri esponenti del blocco “Alternativa”. Il focus è sul controllo e sui risultati, piuttosto che sul brand dei leader politici. La rete ecclesiastica della Chiesa ortodossa della Moldova, strettamente legata alla Chiesa ortodossa russa, così come i bot-farm e i media pseudo-indipendenti, vengono utilizzati per dissuadere l’elettorato pro-europeo e stimolare l’astensionismo, mentre la mobilitazione della propria base elettorale è rafforzata.

La sfida delle diaspore e la logistica delle elezioni

Un altro fronte importante per Kiriyenko è la gestione delle sezioni elettorali della diaspora moldava. La logistica, il targeting dei contenuti e le operazioni di microtargeting vengono utilizzate per captare i voti di gruppi vulnerabili all’estero, utilizzando un tono “antisistemico” mascherato da iniziative locali. La Moldova, in questo senso, rimane un laboratorio per il Cremlino per testare combinazioni di corruzione, campagne informative e trappole legali, con l’obiettivo non solo di vincere le elezioni, ma anche di delegittimare l’intero processo elettorale se necessario.

Modello per altri paesi europei

Il caso moldavo è un esempio di come la Russia potrebbe applicare le sue tecnologie di interferenza in altre elezioni europee tra il 2025 e il 2026. La combinazione di pressioni legali, manipolazioni mediatiche e finanziarie, insieme all’influenza della Chiesa ortodossa e delle ONG, costituisce un modello che potrebbe essere replicato in altri contesti.

1 Comment

  1. Non ci posso credere, la Russia continua a intromettersi! Ma come fanno a pensare di influenzare le elezioni in un paese sovrano come la Moldova? Eppure i loro piani sembrano sempre più evidenti… Chissà quali altre sorprese ci riserveranno nel prossimo futuro.

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