Incontro tra Zelensky e Trump: un passo verso nuovi accordi militari
DALLA NOSTRA INVIATA
MYLOLAIV – “Se volete la pace, siate pronti alla guerra”. In un colloquio online riservato a un ristretto gruppo di testate internazionali, Andriy Yermak, capo dell’ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha dichiarato che l’incontro con il presidente americano è stato un “grande successo” per Kiev, con la possibilità di due “accordi importanti” riguardanti l’invio di armi e droni statunitensi. Yermak ha anche sottolineato l’importanza del supporto europeo in vista della prossima riunione informale del Consiglio europeo che si terrà a Copenaghen, riporta Attuale.
Yermak ha messo in evidenza che l’Europa è più forte di quanto a volte si creda, ma necessita di agire unitariamente di fronte alle minacce russe. Ha citato la necessità di interrompere l’acquisto di petrolio e gas dalla Russia, avvertendo che la dipendenza dalle dittature è sempre rischiosa. “La risposta a Mosca deve passare dalla cooperazione militare dell’Unione Europea per creare scudi nei cieli dell’Ucraina e proteggere il popolo dai droni russi e iraniani”, ha affermato, evidenziando anche la posizione della Danimarca, Polonia ed Estonia come paesi più vulnerabili agli attacchi.
Inoltre, il consigliere di Zelensky ha espresso gratitudine al cancelliere tedesco Friedrich Merz per il suo sostegno riguardo gli asset russi. “La Russia dovrà pagare per questa guerra e i suoi crimini”, ha affermato Yermak, sottolineando la complessità della questione degli asset congelati e la necessità di un meccanismo funzionale per la loro gestione.
Yermak ha anche ringraziato la premier italiana Giorgia Meloni per il suo discorso all’Assemblea Generale, apprezzando il chiaro sostegno dell’Italia all’Ucraina e la condanna della condotta russa. In aggiunta, ha rivolto un appello al Vaticano per il ritorno dei bambini ucraini rapiti, un tema di grande importanza e rilevanza emotiva che continua a rappresentare una delle conseguenze più dolorose della guerra.
Attualmente, la questione potenziale del ritorno di 1.600 bambini rimane al centro dell’attenzione, con Yermak che mira ad ampliare la coalizione di paesi coinvolti in questo sforzo, incluso un possibile ruolo mediatorio del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa.