Trump accusa l’Onu di sabotaggio: una nuova era nella retorica americana
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha recentemente suscitato scalpore con il suo intervento all’assemblea generale delle Nazioni Unite, in cui ha condannato i governi europei ed altri paesi per la loro adesione alla questione del cambiamento climatico, esortando a sigillare i confini per contrastare l’immigrazione illegale: «I vostri Paesi andranno all’inferno». Contemporaneamente, ha lamentato le problematiche tecniche incontrate durante il suo discorso, inclusi guasti all’ascensore e al teleprompter, definendo la sua esperienza a New York un «triplo sabotaggio», riportando Attuale.
Il giorno immediatamente successivo, Trump ha chiesto al suo ambasciatore alle Nazioni Unite, Mike Waltz, di avviare un’inchiesta formale sull’«audio spento» mentre parlava, suggerendo che queste esperienze, segnate dalle sue lamentele, incarnano una nuova politica estera ufficiale degli Stati Uniti.
Due giorni prima del suo discorso all’Onu, Trump aveva partecipato a una commemorazione per Charlie Kirk a Phoenix, in Arizona. In contrasto con il messaggio di perdono della vedova di Kirk, Trump ha ribadito il suo approccio avversativo, affermando: «Odio i miei avversari, non auguro loro il meglio».
Riflettendo sulla retorica storica dei presidenti americani, si può osservare come Trump stia distorcendo i paradigmi tradizionali. Figure illustri come Abraham Lincoln, Franklin D. Roosevelt e John F. Kennedy hanno impiegato le loro parole per unire e ispirare il popolo, mentre l’attuale presidente sembra optare per un linguaggio divisivo e rancoroso. La celebre dichiarazione di Lincoln, che ha ricordato la necessità di una «rinascita della libertà» dopo la Guerra Civile, contrasta nettamente con l’assenza di messaggi di riconciliazione nel linguaggio di Trump, che si riduce a surrogati di retorica da bar.
Un esempio esemplare è l’appello di Roosevelt agli americani a superare la paura, o le iconiche parole di Kennedy «Non chiedetevi cosa il vostro Paese possa fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro Paese», che meritano una considerazione particolarmente rilevante nel contesto attuale. Questi discorsi storici, pregni di significato e peso politico, contrappongono l’approccio di Trump, caratterizzato da una mancanza di nobiltà e di logica.
Donald Trump si presenta, quindi, come un presidente capace di annullare il valore intrinseco delle parole, relegando il discorso pubblico a un mero chiacchiericcio situazionista, il che comporta non solo un cambiamento nella comunicazione, ma una possibile destabilizzazione dei valori fondanti della democrazia americana.