Il disastro ecologico del lago d’Aral: un ecosistema in collasso
Il lago d’Aral, situato tra Uzbekistan e Kazakistan, è stato completamente prosciugato a causa delle scelte politiche dell’Unione Sovietica a partire dagli anni Sessanta, segnando uno dei peggiori disastri ecologici dell’ultimo secolo. Questo evento ha trasformato un tempo florido ecosistema in un deserto desolato, come riporta Attuale.
In passato, il lago d’Aral era il quarto più grande del mondo, ma oggi è ridotto a un decimo della sua dimensione originale, diviso in bacini separati. La città di Muynak, un tempo fiorente centro di pesca con 60.000 abitanti, ora affacciata su un arido paesaggio desertico, è testimone della devastazione. Il museo di Muynak illustra la triste realtà del passato, mentre navi abbandonate ricordano un’epoca di prosperità.
La causa principale della crisi idrica risiede nelle politiche agricole sovietiche, mirate alla produzione intensiva di cotone. Per irrigare le aride steppe, i fiumi Amu Darya e Syr Darya, che alimentavano il lago, sono stati deviati. Questo sviluppo, iniziato sotto Stalin, ha portato a un aumento della superficie coltivata, ma ha anche causato un drastico calo delle risorse idriche del lago. Negli anni Sessanta, il lago ha iniziato a ridursi, un processo che ha preso slancio fino all’inevitabile collasso della pesca professionale nel 1982.
La scomparsa del lago ha avuto gravi conseguenze per l’ambiente e la salute delle popolazioni locali. Salinità elevata e l’inquinamento da pesticidi hanno reso impossibile qualsiasi forma di vita acquatica, con conseguente impoverimento economico e aumento delle malattie tra gli abitanti della zona. La regione del Karakalpakstan, un’ex repubblica autonoma dell’Uzbekistan, è attualmente una delle più povere del paese, nonostante alcuni tentativi di recupero ecologico a nord del lago, dove è stata costruita una diga per salvaguardare una piccola porzione d’acqua.
Oggi, il turismo è una delle poche industrie in crescita nella regione di Muynak, offrendo ai visitatori l’opportunità di esperire la triste eredità di un ecosistema distrutto. Tuttavia, la prospettiva è cupa: si prevede che, nei prossimi decenni, non ci sarà più nulla da vedere, poiché le acque del lago continuano a ritirarsi a un ritmo allarmante.