Arresto dell’ex prefetto Piritore per depistaggio nell’omicidio di Piersanti Mattarella

24.10.2025 12:55
Arresto dell'ex prefetto Piritore per depistaggio nell'omicidio di Piersanti Mattarella

Palermo, 24 ottobre 2025 – Colpo di scena nell’inchiesta sullomicidio di Piersanti Mattarella, l’ex presidente della Regione siciliana ucciso il 6 gennaio 1980. La Dia di Palermo ha notificato la misura degli arresti domiciliari a Filippo Piritore, ex funzionario della Squadra Mobile del capoluogo siciliano ed ex prefetto, accusato di depistaggio nelle indagini, riporta Attuale.

Piritore, ascoltato come testimone dalla Dda nel settembre del 2024, aveva fornito informazioni sul guanto trovato il giorno del delitto a bordo della Fiat 127 utilizzata dai killer, mai repertato né sequestrato. Secondo i magistrati, le sue dichiarazioni si sono rivelate “del tutto prive di riscontro”, contribuendo a deviare le indagini, anche in relazione al rinvenimento del guanto, attualmente sparito.

I pubblici ministeri hanno sottolineato che “le indagini sull’omicidio furono gravemente inquinate da appartenenti alle istituzioni”, i quali avrebbero sottratto un reperto fondamentale per ostacolare l’identificazione degli autori del delitto, disperdendo così le tracce. Tra i nomi citati nelle indagini emerge quello di Bruno Contrada, ex numero due del Sisde, che è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

L’accusa della Dda

Secondo la nota della Procura guidata da Maurizio de Lucia, “il fatto si colloca nell’ambito delle indagini relative all’omicidio del presidente della Regione Piersanti Mattarella” e ha un forte interesse pubblico data la carica della vittima.

Il guanto, considerato cruciale per identificare gli autori dell’omicidio, è sparito senza lasciare traccia. Durante l’interrogatorio nel settembre 2024, Piritore sostenne di aver inizialmente passato il guanto all’agente della polizia Scientifica Di Natale, il quale doveva trasferirlo a Pietro Grasso, all’epoca sostituto procuratore. Tuttavia, secondo la Procura, la sua narrazione è priva di fondamento e illogica, suggerendo che una prova decisiva sia stata trattata in modo caotico e ingiustificato.

La testimonianza di Piritore è stata contraddetta da altri protagonisti, compresi Piero Grasso e l’agente Di Natale, e dalla prassi seguita negli investigazioni di quel periodo. Non esistevano registrazioni né personnel come Lauricella nella Scientifica al tempo.

I pubblici ministeri hanno contestato a Piritore di aver intrapreso azioni che hanno portato alla dispersione delle tracce del guanto, iniziando dall’intervento sulla Fiat 127, dove ha indotto la Polizia scientifica a consegnargli il reperto, evitando il regolare procedimento di repertamento, un atto che in tali circostanze è sempre stato di prassi.

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