Il governo in crisi: la Lega frena sulla legge per il consenso nel codice penale

27.11.2025 06:15
Il governo in crisi: la Lega frena sulla legge per il consenso nel codice penale

Legge sul consenso in Italia: il dibattito si infiamma dopo la pausa della maggioranza

“Senza consenso è stupro”. Uno slogan che avrebbe dovuto evidenziare conquiste già raggiunte dalle donne nel 2025, ma la realtà è ben diversa. Dopo lo stop della maggioranza, che su iniziativa della Lega ha sciolto la stretta di mano tra Giorgia Meloni e Elly Schlein durante la giornata simbolo del 25 novembre, la legge che introduce il concetto di “consenso” nel Codice penale riguardo alla violenza sessuale potrebbe non vedere la luce prima di febbraio 2026, riporta Attuale.

La presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, ha dichiarato che “in commissione la legge sarà pronta a gennaio. A febbraio potrebbe già esserci l’approvazione in Senato”. Tuttavia, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha espresso perplessità: “Mi sembra evidente che il consenso attuale e libero sia una follia”. Ha aggiunto che la legge, pur essendo un principio condivisibile, presenta il rischio di diventare uno strumento di vendetta personale a causa della sua libera interpretazione, intasando i tribunali.

La riformulazione dell’articolo 609-bis del Codice penale, richiesta dalla Cassazione e prevista dalla Convenzione di Istanbul, stabilisce che l’assenza di opposizione non corrisponde al consenso. Questo principio, fresco di introduzione nel Codice penale francese e già parte delle normative della maggior parte dei Paesi europei, prevede pene da sei a dodici anni per chi commette atti sessuali senza consenso libero e attuale.

Il testo modifica l’attuale quadro normativo, chiarendo che il consenso deve essere esplicito, volontario e privo di coercizione, intimidazione o incapacità di intendere e volere. Tuttavia, la revisione del testo potrebbe comprometterne l’efficacia, secondo alcuni osservatori.

La ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Eugenia Roccella, ha espresso necessità di correzioni, in particolare riguardo all’attualità del consenso e all’onere della prova, principio fondamentale del diritto italiano. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha avvertito che anche dettagli minimi nella formulazione possono avere un impatto significativo.

L’opposizione non è rimasta in silenzio: Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd al Senato, ha affermato che “non c’è alcuna inversione dell’onere della prova” e ha criticato la maggioranza per aver smentito l’accordo. Avs ha denunciato una destra “divisa e ostaggio delle pulsioni identitarie della Lega“, accusando le attuali discussioni di essere un “regolamento di conti Meloni-Salvini sulla pelle delle vittime di violenza”.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere