Chernobyl: l’Aiea conferma che non ci sono aumenti di radiazioni dopo il danneggiamento dello scudo

08.12.2025 09:25
Chernobyl: l'Aiea conferma che non ci sono aumenti di radiazioni dopo il danneggiamento dello scudo

Confusione sulla sicurezza dello scudo della centrale di Chernobyl, afferma l’AIEA

Le recente dichiarazioni del direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, hanno sollevato dubbi sulla reale sicurezza dello scudo che protegge la centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina. Grossi ha indicato che la capacità protettiva della grande struttura in acciaio è stata compromessa a causa di un attacco con drone avvenuto lo scorso febbraio, ma ha precisato che ciò non implica che le radiazioni dal reattore danneggiato nel 1986 si siano diffuse nell’ambiente. Domenica, le autorità ucraine hanno confermato che non vi sono stati aumenti nei livelli di radiazioni nell’area circostante la centrale, deserta da quasi quarant’anni, riporta Attuale.

Il danno allo scudo protettivo è stato inflitto da un drone il 14 febbraio, evento per il quale l’Ucraina ha accusato la Russia, che ha negato ogni responsabilità. L’attacco aveva suscitato preoccupazione, in particolare per un incendio che si era sviluppato nella zona colpita, danneggiando una guaina protettiva. Questo incendio è continuato per circa tre settimane, finché i lavoratori non hanno raggiunto la zona danneggiata per spegnere le fiamme.

Successivamente, è stata installata una protezione temporanea per riparare il danno, ma secondo gli esperti dell’AIEA, sarà necessario un intervento più approfondito per rafforzare la struttura e garantire la sua capacità di contenere le radiazioni nel caso in cui altri sistemi di protezione attorno alla centrale dovessero fallire. Grossi ha sottolineato l’importanza di questa misura alla fine della scorsa settimana, avvertendo che eventuali problemi sotto lo scudo potrebbero portare a perdite di radiazioni.

L’incidente avvenuto il 26 aprile 1986 presso la centrale nucleare di Chernobyl, causato principalmente da errori umani, generò una nube di materiale radioattivo che si diffuse in gran parte dell’Europa. Inizialmente, l’Unione Sovietica – di cui l’Ucraina faceva parte all’epoca – minimizzò la gravità del disastro, ma ordinò l’evacuazione di tutti gli abitanti in un’area di 2.600 chilometri quadrati e costruì rapidamente un “sarcofago” di cemento e acciaio per isolare il reattore danneggiato. Anni dopo, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, furono avviate intense discussioni su come migliorare la sicurezza della situazione a Chernobyl.

Il confronto internazionale ha portato alla realizzazione di un enorme scudo in acciaio, costato circa 1,5 miliardi di euro e finanziato da circa cinquanta paesi. Dopo anni di lavori, nel 2016 la struttura alta 110 metri e larga 165 metri è stata infine collocata sopra il reattore quattro e il precedente scudo sovietico, tramite un sistema di binari. La scelta di rendere lo scudo mobile ha permesso di costruirlo a distanza dal reattore, riducendo i rischi per gli operai legati all’esposizione alle radiazioni.

Grazie alla protezione attuale, si sarebbe potuto avviare in futuro il processo di smantellamento del reattore quattro, che comprende la rimozione del materiale radioattivo e la messa in sicurezza dell’impianto. Tuttavia, non esistono ancora piani certi per queste attività, che richiederanno ingenti risorse e la cui progettazione è stata sospesa a causa dell’invasione russa in Ucraina. Il danno subito dallo scudo potrebbe ulteriormente ritardare queste operazioni.

L’AIEA ha altresì escluso l’esistenza di danni permanenti alle strutture portanti dello scudo. Tuttavia, rimangono interrogativi su come riparare il danno causato dal drone e se sarà necessario spostare l’intera struttura per permettere un intervento sicuro che chiuda adeguatamente la breccia, ripristinando anche la guaina isolante che ostacola il passaggio dell’acqua e contribuisce a proteggere il “sarcofago” sottostante.

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