L’inverno demografico in Italia: donne tra lavoro e desiderio di maternità

18.12.2025 18:15
L'inverno demografico in Italia: donne tra lavoro e desiderio di maternità

Era l’autunno del 1930 quando Rita Levi Montalcini decise di dedicare la sua vita alla scienza. “Non avevo tempo, una famiglia l’avrei trascurata” ha poi raccontato. A distanza di quasi un secolo, conciliare impegno sul lavoro e famiglia per le donne continua a essere un lusso, riporta Attuale.

La stabilità arriva sempre più tardi e con lei anche la voglia di fare figli

Oggi, intere generazioni sono sfruttate e sacrificate sull’altare del precariato, e a 40 anni sul lavoro si viene considerati ‘giovani’, si delinea una parità di genere incompiuta. Di fronte a un’indipendenza economica e a una stabilità lavorativa che arriva sempre più tardi, la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata colpisce in modo particolare le donne. L’età giusta per fare figli si sovrappone a quella in cui sia uomini che donne devono dedicarsi maggiormente al lavoro per realizzarsi professionalmente.

La preparazione per la genitorialità si posticipa continuamente; secondo i dati Istat, nel 2024 l’età media al parto delle madri raggiunge i 32,6 anni. Questa tendenza non solo aumenta i problemi di fertilità, ma solleva anche questioni culturali complesse. Con il passare del tempo si intensifica l’instabilità coniugale e il passaggio a uno stile di vita childfree diventa, per moltissimi, una scelta obbligata. Tuttavia, gli uomini hanno sempre la possibilità di cambiare idea.

L’inverno demografico fotografato dall’Istat

L’inverno demografico in Italia si fa evidente. Nel 2024, con 369.944 nuovi nati, si registra il minimo storico di nascite, con una media di 1,18 figli per donna, mentre le stime per il 2025 indicano un ulteriore calo a 1,13. Questi dati compongono il ritratto di ingegneri e chirurghi, costretti a scegliere tra carriera e maternità, con frasi come “se fai un figlio nei prossimi tre anni la promozione va al tuo collega” ancora tristemente attuali nelle discussioni professionali. Le conseguenze di queste scelte generano storie di madri mai arrivate e sogni di paternità rimandati.

La percentuale di donne senza figli tra i 18 e i 49 anni è attualmente pari al 45,4%, un incremento significativo rispetto al 10% registrato per le nate nel 1947 e al 23% per le donne della classe del 1975. Storie di donne che, nonostante non abbiano voluto scegliere tra realizzazione personale e famiglia, si sono ritrovate a fare rinunce forzate.

La questione lavorativa è predominante: “Le equilibriste”

“Tra la moltitudine di motivi per cui le donne non fanno figli, la questione lavorativa è predominante”, afferma Alessandra Minello, ricercatrice in Demografia. “Lo Stato non ha ancora implementato misure efficienti: gli orari scolastici e quelli di lavoro non si allineano, i servizi estivi non sono sufficienti e moltissime scuole mancano di tempo pieno.” La flessibilità del mercato del lavoro ha reso necessaria una prosecuzione della carriera professionale che, spesso, si traduce nella decisione di non avere figli o nel limitarsi a uno solo.

Cambiano anche le dinamiche di coppia

In questo contesto, le dinamiche all’interno delle coppie si stanno evolvendo: “Da un lato, le relazioni stanno cambiando, dall’altro un disequilibrio nella vita lavorativa contribuisce a modificare gli equilibri interni.” Molti uomini si mostrano restii ad accettare un’idea di maternità che sfida le loro aspettative. Il rapporto ‘Le equilibriste’ sottolinea che, ancora oggi, il 20% delle donne smette di lavorare dopo essere diventata madre. “Se le donne subiscono la penalizzazione della maternità, gli uomini spesso ricevono un premio,” osserva Minello, evidenziando che il 77,8% degli uomini senza figli è occupato, ma la percentuale sale al 91,5% tra i padri nel primo anno dopo la nascita di un figlio, che frequentemente ottengono lavori più remunerativi.

In questo contesto, l’infertilità rappresenta una sfida ulteriore per le donne. Minello avverte che “la medicina di genere era poco pronta ad accogliere uno slittamento in avanti” nella pianificazione familiare.

Cosa serve per cambiare rotta

La situazione odierna richiede interventi incisivi per “creare una società più equa, capace di garantire a chi desidera diventare genitore la possibilità di farlo”. Minello sottolinea che servono politiche lungimiranti e generose, che non puntino esclusivamente ad aumentare la natalità, ma a promuovere il benessere generale. Questi sistemi devono garantire la valorizzazione del lavoro giovanile e femminile. Se non verranno attuate misure adeguate, l’inverno demografico potrebbe trasformarsi in un’era glaciale, con il modello di vita ‘childfree’ sempre più attraente per le nuove generazioni.

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