Il declino delle specializzazioni mediche in Italia: analisi di Lorenzo Ghiadoni
Roma, 10 gennaio 2026 – Lorenzo Ghiadoni, professore Ordinario di Medicina Interna e direttore UO Medicina d’urgenza universitaria a Pisa, analizza le problematiche legate al calo di iscritti nelle scuole di specializzazione. La situazione attuale evidenzia una preoccupante insufficienza di medici nelle specialità più critiche, riporta Attuale.
“Ogni anno, ormai da una ventina d’anni, la Conferenza Stato-Regioni valuta il fabbisogno delle varie specialistiche. Quindi viene fatta una programmazione a livello ministeriale, cercando di rispondere alle esigenze. Tuttavia, per alcune specialità c’è sempre stato un delta significativo tra le richieste e le borse di studio che sono state erogate. Per esempio, se ogni anno abbiamo meno di 100 medici, in dieci anni arriviamo a meno di mille. Questo ha creato un disagio, anche perché tra il 2010 e il 2020 l’Italia ha elargito borse per gli specialisti in maniera molto limitata.”
Quando è iniziato il cambiamento?
“Verso la fine del 2010 c’è stata una transizione, con contratti sostenuti anche dal ministero della Salute. Prima avevamo molti concorrenti in fila per le specializzazioni, che si saturavano facilmente. Negli ultimi anni, invece, l’offerta è aumentata e il numero di concorrenti è diminuito, così che oggi ci sono più posti di specializzazione rispetto ai candidati.”
Qual è la conseguenza di questo?
“L’assenza di una selezione basata sulle necessità ha portato a un riempimento delle specializzazioni più ambite come oculistica e chirurgia plastica, mentre altre, come la medicina d’urgenza, hanno visto aumentare i posti disponibili ma con scarso interesse da parte dei candidati.”
Perché l’urgenza non attira più?
“La ragione principale è che lavorare in pronto soccorso è percepito come altamente stressante e poco remunerativo, non offrendo opportunità di libera professione e imponendo turni massacranti. Di conseguenza, i giovani medici preferiscono optare per specializzazioni con carichi di lavoro più gestibili e remunerativi.”
Quali sono le altre specialità in crisi?
“Ci sono problematiche anche per specialità generaliste come chirurgia generale, anestesia-rianimazione, pediatria e ginecologia, caratterizzate da turni di lavoro e responsabilità gravosi.”
Le ragioni di questa situazione?
“Le generazioni più giovani di medici tendono a scegliere specializzazioni meno esposte a rischi legali e con turni di lavoro meno intensi, contribuendo ulteriormente alla crisi.”
Cosa è mancato?
“Negli anni non è stata effettuata una programmazione coerente con le reali necessità del sistema sanitario. È fondamentale orientare le scelte dei giovani medici in base a una valutazione più attenta delle esigenze future.”
Il percorso è lungo.
“Per diventare specialista in medicina ci vogliono in totale 10-11 anni, tra laurea e specializzazione, un arco di tempo significativo per colmare le necessità del settore.”
Quindi, per rendere appetibile la medicina d’urgenza cosa serve?
“Occorre migliorare le condizioni di lavoro. Anche se la medicina di emergenza ha un alto potenziale di soddisfazione professionale, la realtà dei turni e delle notti scoraggia molti studenti, causando un calo di interesse.”
Il futuro della sanità italiana sarà sempre più affidato a medici e infermieri stranieri?
“Non credo sia una soluzione sostenibile. Dobbiamo lavorare per trattenere i nostri migliori medici anziché vederli emigrare in cerca di stipendi più elevati, come quelli offerti in Svizzera. È cruciale creare un ambiente lavorativo che promuova la stabilità nel servizio sanitario nazionale.”
Cosa propone?
“Sebbene non siamo in una crisi di numero di medici, la situazione degli infermieri è decisamente più grave. Dobbiamo ottimizzare le risorse per mantenere i talenti nel nostro sistema sanitario, garantendo condizioni di lavoro e stipendi migliori per affrontare le sfide nei prossimi anni.”