Caso Resinovich: genetista critica i lunghi tempi delle indagini e la pressione su famiglia e indagato

15.06.2026 16:35
Caso Resinovich: genetista critica i lunghi tempi delle indagini e la pressione su famiglia e indagato

Trieste, 15 giugno 2026 – I tempi della giustizia in Italia si riprendono al centro del dibattito pubblico con il caso Resinovich, dopo l’ultima proroga richiesta e ottenuta dai tre esperti incaricati di fornire la prima perizia sulla morte della 63enne di Trieste, riporta Attuale.

La vittima, Liliana Resinovich, era scomparsa da casa il 14 dicembre 2021 ed è stata rinvenuta cadavere il 5 gennaio 2022. Un fascicolo era stato aperto contro ignoti il 22 dicembre dello stesso anno, mentre dal 2025 l’inchiesta è per omicidio e indica come unico indagato il marito della vittima, Sebastiano Visintin, 77 anni.

I tempi del caso Resinovich

“Tempi patologici, giustizia a rischio” è l’analisi di Nicodemo Gentile, avvocato di Sergio Resinovich, fratello della vittima. Il legale ha richiamato un caso simile, quello dell’omicidio di Pierina Paganelli a Rimini, per evidenziare come la giustizia risenta di ritardi inaccettabili. Il primo grado si era appena concluso con assoluzione per l’imputato, Louis Dassilva, nonostante la procura avesse chiesto l’ergastolo.

Ma fino a che punto è giusto continuare a indagare su un caso? Lo abbiamo chiesto a Marina Baldi, genetista con una vasta esperienza, che ha assistito Veronica, la nipote di Liliana. Baldi ha sottolineato come la situazione attuale non possa prolungarsi indefinitamente e la mancanza di certezze possa generare dolore per tutti i coinvolti.

Fine indagini mai?

“La domanda sul fine indagini è complessa, in realtà non esiste una regola per stabilire quale debba essere il limite – osserva. E questo è molto pericoloso. Se hai risorse e credibilità, puoi continuare a lanciare accuse senza scadenza.”

Il marito di Liliana ha recentemente subito la condanna a pagare spese legali e ammende. Le indagini sul caso Resinovich sono state lunghe e complicate; Baldi ha richiamato analogie con altri casi irrisolti come quello di Unabomber, il terrorista che ha operato nel Nord Est tra il 1993 e il 2006, il cui caso era stato chiuso e riaperto più volte.

Da Unabomber a Liliana Resinovich

Il caso di Resinovich è emblematico della difficoltà di trovare un equilibrio tra le indagini e la sofferenza delle famiglie coinvolte. La genetista ha lavorato su numerosi casi noti, prendendo atto che moltissimi errori iniziali hanno influenzato negativamente le indagini, portando l’attenzione verso l’ipotesi del suicidio e allontanando altre possibilità.

“Questi tempi non sono compatibili con la giustizia – è convinta Baldi. Vale per l’indagato e per la famiglia della vittima. La mancanza di conclusioni genera sofferenza.”

Infine, Baldi si esprime sulle aspettative nei confronti della genetica: “Sono centinaia gli approfondimenti richiesti ai tre periti, compresi analisi approfondite sui circa settecento coltelli sequestrati all’indagato e ulteriori indagini su altri materiali.” Sebbene ci sia scetticismo sulla possibilità di trovare elementi utili, Baldi indica che è giusto rivedere tutto alla luce delle nuove tecnologie.

“La clamorosa assoluzione di Dassilva dimostra che in Italia continuano ad esserci pregiudizi. Il lavoro di avvocati esperti ha caricato d’importanza questo caso, dimostrando che ogni elemento conta.”

1 Comment

  1. Sono sbalordita dai lunghi tempi di attesa per la giustizia in questo caso! È una situazione drammatica per la famiglia di Liliana. Ogni giorno che passa senza verità è un ulteriore colpo per chi cerca risposte… Non dovrebbe essere così difficile!

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