Delitto di via Poma: nuova analisi del dna per sette persone non indagate

30.07.2026 20:35
Delitto di via Poma: nuova analisi del dna per sette persone non indagate

Svolta nelle indagini sul delitto di via Poma

Roma, 30 luglio 2026 – La procura di Roma ha avviato un’importante fase di approfondimento nell’ambito delle indagini sul delitto di via Poma. Sono stati disposti accertamenti sul dna di sette persone mai precedentemente indagate per l’omicidio irrisolto di Simonetta Cesaroni, brutalmente uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990 negli uffici di un elegante palazzo nel quartiere Prati della capitale, riporta Attuale.

Come riferisce il quotidiano ‘La Repubblica’, l’inchiesta, attualmente a carico di ignoti, ha portato all’ordine del 4 giugno scorso di effettuare un “accertamento tecnico irripetibile”. Questo è stato affidato ai Ris dei carabinieri e coinvolge cinque uomini e due donne. “Si tratta di cinque professionisti, tra cui uno di altissimo livello, e due persone molto vicine a chi lavorava negli uffici di via Poma”, rivela il quotidiano.

I profili genetici di queste sette persone verranno comparati con quelli estratti dai reperti sequestrati nel 1990, nella speranza che anche la più piccola traccia possa restituire un nome rimasto nascosto per 36 anni.

L’edificio di via Poma

Simonetta Cesaroni, all’epoca dei fatti appena ventenne, lavorava come segretaria contabile presso la Reli Sas, uno studio commerciale ubicato nella zona Casilina. Era stata assunta grazie alla raccomandazione di uno dei titolari, che l’aveva invitata a lavorare negli uffici dell’A.I.G., un’associazione che si trovava nell’elegante edificio di via Poma.

Dunque, il palazzo ha una storia inquietante: nel 1984, Renata Moscatelli, un’anziana benestante, era stata trovata morta nel suo appartamento, soffocata con un cuscino. L’indagine non è mai riuscita a fare luce sulle circostanze di quel delitto.

L’omicidio di Simonetta Cesaroni

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il 7 agosto 1990, al momento dell’ingresso di Simonetta negli uffici A.I.G., era già presente un uomo. Simonetta tenta di fuggire dalla stanza a sinistra in quella opposta a destra, dove sarà rinvenuta priva di vita. L’aggressore la colpisce in volto, tramortendola. Dopo averla immobilizzata, le infligge colpi alla testa e, successivamente, inizia a pugnalarla reiteratamente.

In totale, si contano 29 colpi, ciascuno inferito con una profondità minima di 11 centimetri. I dettagli sono agghiaccianti: sei colpi al viso, 14 dal basso ventre al pube, e disturbanti ferite agli organi vitali.

Il mistero degli abiti scomparsi

Un aspetto inquietante del caso è rappresentato dalla scomparsa di alcuni abiti di Simonetta, tra cui fuseaux sportivi blu e una giacca, insieme a gioielli di valore, che non sono mai stati recuperati. Durante l’accertamento della scena del crimine, i poliziotti non trovarono gli indumenti mancanti, mentre Simonetta venne lasciata nuda dalla vita in su, con solo i calzini e le scarpe da ginnastica in ordine vicino alla porta.

L’inchiesta, che persiste da decenni, spera ora che nuove analisi possano finalmente fornire risposte a un delitto che ha segnato indelebilmente la memoria collettiva.

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