Crisi migratoria a Ceuta: l’Italia accusa la Spagna di gestione inefficace
Oltre cinquantamila migranti sono arrivati in massa dal Marocco all’exclave spagnola di Ceuta, dando origine a una crisi politica all’interno dell’Unione Europea, che sarà discussa oggi in un incontro tra i ministri dell’Interno dei paesi membri. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha assunto una posizione particolarmente critica nei confronti del governo spagnolo di sinistra, accusato di avere un approccio sulle politiche migratorie diverso e più permissivo rispetto a quello italiano, riporta Attuale.
Meloni ha avviato una reazione europea che ha puntato il dito contro la Spagna e il suo primo ministro Pedro Sánchez, accusato di non saper gestire la frontiera tra Spagna e Marocco, consentendo l’arrivo di un numero così elevato di migranti. Negli giorni successivi, la posizione di alcuni paesi e delle istituzioni europee è risultata più sfumata, grazie alla rapida gestione della crisi, con il rientro e le espulsioni di molti migranti verso il Marocco. Tuttavia, il governo italiano ha mantenuto la sua linea dura.
La crisi a Ceuta è stata per Meloni un’opportunità per attaccare l’approccio considerato troppo permissivo della Spagna riguardo l’immigrazione, trasformandola in una battaglia politica contro Sánchez, spesso visto come un modello dalla sinistra italiana. Anche se la crisi migratoria è stata presentata come il risultato di politiche diverse, Meloni ha descritto il weekend di flussi come un fallimento delle aperture delle frontiere.
Subito dopo l’ingresso di oltre cinquantamila migranti, Meloni ha “sospeso” l’accordo di Schengen con la Spagna, reintroducendo controlli alle frontiere. Sabato scorso, ha inoltre promosso una lettera firmata da 22 paesi, che accusava la Spagna di essere la causa della crisi, sostenendo che le sue politiche migratorie più permissive fungerebbero da attrattiva per gli immigrati.
Questo richiamo è relativo alla regolarizzazione di quasi un milione di immigrati senza permesso di soggiorno, attuata dal governo spagnolo. Solo Francia, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo non hanno firmato la lettera, supportata anche dalla premier danese Mette Frederiksen, famosa per le sue posizioni rigide sull’immigrazione.
Durante l’incontro tra i ministri dell’Interno europeos, il governo Meloni richiederà un’accelerazione nella creazione di centri per migranti, simili a quelli aperti dall’Italia in Albania, dove i migranti possono essere trasferiti mentre attendono che il loro richieste di asilo vengano valutate. Finora, solo la Spagna si è opposta a questo modello di gestione.
In queste ore, le dichiarazioni di esponenti del governo italiano, a cominciare dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, hanno sostenuto l’idea che la Spagna “se la fosse cercata”, in risposta alle critiche di Sánchez, il quale ha definito tali dichiarazioni «egoiste, polarizzatrici e illegali», accusando il governo italiano di trasmettere pregiudizi e notizie false.
Il governo spagnolo ha presentato dati sugli ingressi in Europa nei primi sei mesi di quest’anno, evidenziando come la maggior parte degli arrivi non avvenga in Spagna: oltre sedicimila migranti hanno raggiunto la Grecia attraverso il Mediterraneo orientale, quindicimila l’Italia attraverso quello centrale, e poco più di diecimila la Spagna, compresi i tremila provenienti dalla rotta verso le Canarie.
Il legame tra la situazione a Ceuta e la regolarizzazione dei migranti già presenti in Spagna è debole, evidenziando come il governo italiano stia politicizzando la questione. Altre testate hanno riportato che diversi governi europei stanno seguendo politiche simili a quelle della Spagna sulla regolarizzazione degli stranieri già presenti.
Germania e Grecia hanno attuato regolarizzazioni, anche se di dimensioni inferiori, mentre in Italia esiste il “decreto flussi” che determina annualmente quanti stranieri possano entrare regolarmente, un sistema che presenta notevoli problemi. Negli ultimi anni, il governo ha programmato una maggiore concessione di permessi di soggiorno e lavoro, ma l’efficienza del sistema rimane scarsa.
Recentemente, il quotidiano francese Le Monde ha ricordato una crisi simile gestita dal governo Meloni nel 2023, che coinvolse l’arrivo di circa diecimila migranti a Lampedusa. Allora, Meloni aveva chiesto solidarietà europea, senza ricevere supporto significativo. Oggi, sembra utilizzare la crisi di Ceuta per isolare la Spagna, pur con la consapevolezza che le politiche migratorie di Sánchez non sono così aperte come si potrebbe pensare.