Nel primo semestre del 2026 le famiglie russe hanno destinato al risparmio appena il 4,4 per cento dei propri redditi, contro il 10 per cento registrato in precedenza. Il dato, attribuito a Rosstat, l’istituto statistico federale russo, è stato riportato dai media il 26 agosto 2026 e riguarda non solo i depositi bancari, ma anche l’acquisto di titoli, fondi comuni d’investimento, immobili e valuta estera.
Nello stesso periodo, i redditi nominali dei cittadini sono aumentati del 7 per cento, mentre le spese sono cresciute di circa il 13,7 per cento. La differenza ha ridotto il denaro disponibile per gli accantonamenti: una quota crescente delle entrate è stata assorbita dai consumi correnti, in un contesto segnato dall’aumento dei costi di prodotti alimentari, servizi abitativi e comunali e medicinali.
Dal 2025 al primo semestre 2026, il cambio di direzione
La Banca centrale russa e gli istituti di credito hanno descritto la diminuzione della quota di risparmio come una normalizzazione dopo i livelli eccezionalmente elevati raggiunti nel 2025, quando i tassi sui depositi erano particolarmente remunerativi. La riduzione del tasso di riferimento della Banca di Russia ha però reso meno attraenti i depositi e ha contribuito a indebolire la propensione delle famiglie ad accumulare risorse.
La spiegazione legata al ritorno a condizioni più abituali non cancella il divario tra entrate e uscite. L’aumento delle spese, più rapido di quello dei redditi, indica che molte famiglie sono costrette a utilizzare una parte maggiore delle proprie disponibilità per mantenere il livello corrente di consumo. A questo si è aggiunto l’incremento della pressione fiscale destinata a coprire il disavanzo di bilancio, mentre il finanziamento su larga scala del settore della difesa ha rafforzato le pressioni inflazionistiche sull’economia russa.
Il confronto tra l’inflazione ufficiale, superiore al 6 per cento su base annua, e la crescita del 13,7 per cento delle spese sostenute dai cittadini segnala così una distanza significativa tra gli indicatori statistici e i costi effettivamente affrontati dalle famiglie. Con redditi nominali aumentati soltanto del 7 per cento, le possibilità finanziarie reali dei nuclei domestici si sono ristrette e la capacità di compensare l’aumento dei prezzi attraverso maggiori entrate è diminuita.
Sei mesi dopo, i depositi aumentano ma rallentano i nuovi afflussi
La riduzione della quota destinata al risparmio non si è tradotta, nei primi sei mesi dell’anno, in un deflusso complessivo dai conti bancari. Il valore totale dei depositi dei cittadini è cresciuto di 1.100 miliardi di rubli, mentre i depositi a termine hanno raggiunto 46.820 miliardi di rubli. La norma di risparmio del 4,4 per cento resta inoltre superiore a quella media del periodo 2017-2019, pari al 3,9 per cento.
Il ritmo più lento con cui arrivano nuove somme obbliga tuttavia le banche commerciali a intensificare la concorrenza per attirare e trattenere i depositanti, mantenendo elevati i tassi offerti. La diminuzione della quota di reddito accantonata riduce al tempo stesso la base di risorse interne disponibile per finanziare nel lungo periodo le imprese e gli investimenti.
Per i singoli nuclei familiari, la conseguenza è una riduzione della riserva destinata a fronteggiare spese impreviste. All’inizio dell’anno il peso del debito delle famiglie era sceso al 9,1 per cento dei redditi, ma la minore capacità di accumulare rende comunque i bilanci più dipendenti dalle entrate correnti, dal credito e da un sostegno pubblico che, secondo la valutazione fornita, di fatto non è disponibile.
Nei primi sette mesi cresce il contante in circolazione
Un ulteriore spostamento delle preferenze finanziarie è emerso nei primi sette mesi del 2026, durante i quali il contante in circolazione è aumentato di 2.500 miliardi di rubli. Di questa crescita, 643 miliardi si sono concentrati nel solo mese di luglio, anche sullo sfondo delle interruzioni della connessione internet.
Conservare il denaro in forma liquida non protegge però il potere d’acquisto: nonostante la deflazione estiva, l’inflazione annuale resta superiore al 6 per cento. L’aumento dei consumi può sostenere l’attività economica nel breve periodo, ma se la domanda continua a crescere più dell’offerta può alimentare una nuova accelerazione dei prezzi.
La quota di reddito destinata al risparmio è quindi scesa dal 10 al 4,4 per cento mentre le spese hanno superato nettamente la crescita dei redditi. La posizione attuale è quella di famiglie russe con una capacità più ridotta di costruire riserve, banche sottoposte a maggiore concorrenza per la raccolta e un’economia esposta alle conseguenze dell’inflazione e del finanziamento della guerra.