Riconoscimento del Somaliland: Israele apre la strada a nuove tensioni diplomatiche
Il Somaliland, territorio separatista della Somalia, ha ottenuto il suo primo riconoscimento ufficiale come stato sovrano grazie a Israele, che ha deciso di considerarlo «stato indipendente» mentre Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non seguiranno l’esempio di Tel Aviv per ora. “Veramente qualcuno sa cos’è il Somaliland?”, ha provocatoriamente chiesto Trump in un’intervista al New York Post, affermando che esaminerà comunque la proposta di riconoscimento avanzata dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Questo sviluppo rappresenta un significativo passo diplomatico e accresce le tensioni tra Trump e Netanyahu, soprattutto in vista di discussioni imminenti su Gaza, riporta Attuale.
Israele ha riformulato questa mossa con riferimento allo «spirito degli Accordi di Abramo», l’iniziativa voluta da Trump durante il suo primo mandato, che ha portato diversi paesi arabi a stabilire relazioni diplomatiche con Tel Aviv. Netanyahu ha comunicato al presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, l’intenzione di portare avanti questa iniziativa, cercando di rafforzare supporto per la repubblica autoproclamata.
Le relazioni tra Israele e Somaliland si concentrano non solo sul riconoscimento politico, ma anche su motivazioni strategiche. Israele cerca di ottenere un avamposto nel Corno d’Africa per colpire i gruppi Houthi in Yemen, avversari dichiarati dello stato ebraico. Si vocifera addirittura di un piano per trasferire i rifugiati palestinesi da Gaza verso il Somaliland, tornando a porre l’accento su una questione geopolitica complessa. Questa regione, con una costa di 800 chilometri sul Golfo di Aden, si trova in una posizione strategica, al crocevia tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso.
Recenti attacchi a Gaza e attacchi degli Houthi contro navi commerciali rinnovano l’attenzione internazionale sul Golfo di Aden. Con la sua posizione geografica, il Somaliland si configura come un attore chiave per l’Occidente, cruciale per la stabilità del Mar Rosso e per la proiezione nel Pacifico.
Fino ad ora, il Somaliland non aveva mai ricevuto riconoscimenti formali dalla comunità internazionale da quando ha dichiarato la propria indipendenza nel 1991, dopo il crollo del regime di Siad Barre. Questa repubblica autoproclamata ha gestito le proprie finanze e forze di sicurezza in autonomia, spesso in conflitto con il governo centrale di Mogadiscio.
Il governo somalo ha condannato l’azione di Israele, descrivendola come un “passo illegale” e un “attacco deliberato” alla propria sovranità. Il presidente Hassan Sheikh Mohamud ha definito l’azione un’“aggressione illegale”, sottolineando che contravviene alle norme diplomatiche.
Questa decisione ha suscitato la condanna del mondo arabo, con Gibuti, Egitto e Turchia che parlano di “ingerenza negli affari somali”. Analoghe posizioni sono state espresse dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, dalla Lega Araba e dall’Unione Africana, che hanno ribadito l’importanza dell’unità somala. Soprattutto, il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Mahmoud Ali Yousouf, ha avvertito che questo gesto potrebbe creare un “pericoloso precedente” per la pace in tutta la regione. Sorprendentemente, gli Emirati Arabi si sono astenuti da qualsiasi condanna, nonostante siano firmatari degli Accordi di Abramo, che hanno avviato un dialogo formale con il Somaliland.
Questo contesto geopolitico stuzzica l’interesse di molti attori internazionali, mentre il Somaliland si prepara a giocare un ruolo sempre più visibile sulla scena globale, cercando di consolidare la sua autoproclamata indipendenza.