Campobasso, 30 dicembre 2025 – Cinque sanitari indagati, tra loro anche due medici venezuelani, sono accusati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e responsabilità colposa in ambito sanitario nell’ambito dell’inchiesta riguardante la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia di 50 e 15 anni, decedute a distanza di poche ore all’ospedale Cardarelli di Campobasso tra il 27 e il 28 dicembre. Sconosciuto l’agente letale alla base di queste tragedie, riporta Attuale.
Le parole del direttore generale Di Santo
Giovanni Di Santo, direttore generale dell’azienda sanitaria Regione Molise (Asrem), ha dichiarato ieri in conferenza stampa che il caso potrebbe riguardare una “tossinfezione”, non necessariamente di origine alimentare. Un comunicato serale ha incluso anche “cause chimiche o ambientali legate a inalazione”. Tra le ipotesi c’è anche la contaminazione di farine con veleno per topi, l’ultima pista emersa nel corso delle indagini. Intanto, Gianni Di Vita, capofamiglia ed ex sindaco di Pietracatella, è ricoverato allo Spallanzani di Roma, in rianimazione, mentre la figlia maggiore Alice è in un reparto ordinario; quest’ultima era assente alla cena del 23 dicembre.
Le tre domande dell’inchiesta
Il procuratore Nicola D’Angelo ha delineato chiaramente la direzione delle indagini, focalizzandosi su possibili negligenze o sottovalutazioni riguardo al quadro clinico della madre e della figlia, oltre che su errori nell’applicazione dei protocolli diagnostici. È fondamentale identificare la “fonte di innesco” per risalire con precisione all’origine della patologia e all’agente causale che ha provocato il decesso così repentino, per tutelare “la salute pubblica” e interrompere eventuali dinamiche di rischio.
C’è un alimento killer?
Non è ancora possibile affermare che madre e figlia siano state vittime di un “alimento killer”. I contorni della tragedia, che ha sconvolto Pietracatella, saranno più definiti dopo le autopsie previste per domani. Le indagini della Squadra mobile sono in corso; sono stati sequestrati frigorifero e appartamento, nonché molti alimenti come funghi e pesce.
Gli accessi al pronto soccorso
Il procuratore D’Angelo ha evidenziato l’importanza di ricostruire l’intera catena degli interventi medici, facendo particolare attenzione ai precedenti accessi della quindicenne al pronto soccorso, dove era stata portata per due volte prima del decesso. Altresì, è in fase di analisi se siano stati rispettati i protocolli richiesti dalla madre prima dell’evento fatale.
I sintomi che presentavano madre e figlia
Antonella e Sara presentavano “sintomi gastroenterici aspecifici”, come ha riferito Gabriella Ruzzi, risk manager dell’Asrem. Entrambe sono state assistite e sottoposte a protocolli diagnostici, ma il decesso della 15enne è stato attribuito a una Coagulazione Intravascolare Disseminata (Cid), che ha portato a un crollo delle piastrine e al cedimento multiorgano. L’azienda sanitaria ha avviato un’inchiesta interna coinvolgendo il Centro antiveleni del Cardarelli di Napoli; tuttavia, non è chiaro se tale centro fosse stato consultato prima per i problemi della ragazzina.
Cos’è una tossinfezione e perché è diversa da un’intossicazione
Fabrizio Anniballi, responsabile del Centro nazionale di riferimento per il botulismo dell’Iss, chiarisce la differenza tra tossinfezione e intossicazione: la prima è legata a microrganismi che producono tossine causando malattia, prevalentemente batteri, mentre la seconda è provocata da un agente tossico chimico o tossine preformate negli alimenti.
Dal Centro antiveleni di Napoli allo Spallanzani al Gemelli: gli esami
Per identificare l’agente eziologico responsabile di questa doppia tragedia, sono coinvolti il Centro antiveleni del Cardarelli di Napoli, l’Istituto Spallanzani e il Gemelli, con l’obiettivo di escludere avvelenamenti da funghi. Sono previsti accertamenti specifici anche sull’amanita falloide.