Ritardi nella fissazione della data per il referendum sulla separazione delle carriere
Roma, 30 dicembre 2025 – Se ne riparla “al prossimo Consiglio dei ministri”. O forse persino dopo, dato che il tempo ci sarebbe. Nelle more dei complessi calcoli sulle previsioni e le procedure di legge, potenzialmente allungante dalla raccolta di firme popolari dopo quelle parlamentari già vidimate dalla Cassazione, la forbice potrebbe andare dai primi di marzo alla seconda metà di aprile (e anche ben oltre, se le istituzioni preposte si prendessero tutto il tempo utile). Il che, a fare una media politica ponderata sulle festività pasquali (domenica delle palme il 29 marzo, Pasqua il 5 aprile) e il proposito governativo di ottenere il visto popolare alla nuova dottrina delle carriere e i Csm separati prima della prossima tornata di nomine togate di aprile, dovrebbe portare al 22 e 23 marzo, riporta Attuale.
Sarebbe stato il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovani a derubricare ieri la calendarizzazione del referendum. Ex magistrato e fautore della riforma, il braccio destro della premier Giorgia Meloni fino a poche ore prima prometteva che il Consiglio dei ministri avrebbe fissato la data già ieri. Così come perorano anche il guardasigilli Carlo Nordio e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini.
Governo e maggioranza hanno tutto l’interesse a fissare in fretta la data del referendum in modo da sbrigare con successo la pratica evitando di infervorare lo scontro politico, ma anche le ricadute eventuali incognite indesiderate. Tanto più che la consultazione è considerata prodromica alla “madre di tutte le riforme” sul premierato propugnata dalla premier Giorgia Meloni, che il centrodestra si sta affrettando ad accompagnare anche attraverso la modifica della legge elettorale sul modello regionale su cui il portavoce azzurro Raffaele Nevi ieri ha annunciato l’intesa.
Di contro, le opposizioni cercano di tirare in lungo per guadagnare al tema della separazione delle carriere l’attenzione e la disapprovazione che in questo momento non riscuotono e magari qualche fortuita tegola in testa alla maggioranza. Il che rende la questione procedurale prettamente politica, com’è sempre. Invero il referendum potrebbe essere già convocato, dal momento che la Cassazione si è già espressa a novembre in favore della duplice richiesta di consultazione fatta dai parlamentari di maggioranza e opposizione. Per Tajani, il cui partito è il primo fautore della riforma, fa fede questa scadenza. Ciò darebbe tempo al governo fino al 19 gennaio per fissare un data dando tra 50 e 70 giorni per la campagna elettorale. Dal momento però che nel frattempo è partita una raccolta di mezzo milione di firme che ha a disposizione fino al 30 gennaio per essere conclusa, il governo si trova di fronte a uno scabroso problema di agibilità democratica, essendo consuetudine lasciare a tutti il tempo di opporsi alla riforma. Tanto più che i promotori della raccolta di firme minacciano ricorsi in caso di anticipata convocazione del referendum, il che non lascia indifferente il Quirinale, chiamato a promulgare la data della consultazione. Ragion per cui la mediazione possibile anche col fronte del No potrebbe infine cadere sul 22 e 23 marzo.