A Minneapolis, l’ICE intensifica le operazioni violente dopo l’uccisione di Renee Nicole Good

14.01.2026 16:05
A Minneapolis, l’ICE intensifica le operazioni violente dopo l’uccisione di Renee Nicole Good

Proteste a Minneapolis dopo l’uccisione di Renee Nicole Good da parte di un agente dell’ICE

Un agente dell’ICE ha ucciso Renee Nicole Good durante una protesta contro le operazioni anti-immigrazione a Minneapolis, scatenando un’ondata di manifestazioni che hanno portato a scontri tra forze dell’ordine e cittadini. La situazione nella città è sempre più caotica, sollevando tensioni tra le autorità locali e federali, oltre a conflitti tra politici democratici e il governo repubblicano, riporta Attuale.

L’ICE, l’agenzia federale responsabile del controllo delle frontiere e dell’immigrazione, sta operando su ordine dell’amministrazione Trump, effettuando rastrellamenti per l’arresto ed espulsione di immigrati irregolari a Minneapolis e in altre città degli Stati Uniti. Questi interventi sono spesso caratterizzati da metodi violenti e brutali, ritenuti da molti esperti come violazioni dei diritti umani.

Da allora, i cittadini di Minneapolis hanno iniziato a organizzarsi in piccoli gruppi locali, utilizzando chat per coordinare le loro azioni contro l’ICE. Non sempre mossi da motivazioni politiche, molti si uniscono alle proteste per difendere amici e vicini da arresti. Il New York Times ha riportato che tali attività si sono intensificate dopo l’uccisione di Good, con manifestanti che si radunano davanti agli hotel degli agenti per documentare le loro azioni.

Molti manifestanti utilizzano i social media per diffondere video di abusi da parte degli agenti, mostrando la brutalità dei controlli, in particolare nei confronti delle minoranze etniche. Gli agenti, giustificandosi, affermano di dover usare la forza poiché le autorità locali non collaborano con le loro operazioni. Tuttavia, in passato le operazioni anti-immigrazione erano più circoscritte, mentre ora gli agenti stanno perlustrando i quartieri casa per casa.

Testimoni riferiscono episodi inquietanti, come quando gli agenti si sono schiantati volontariamente con un furgone contro un’automobile per fermarla. Circa 2.000 manifestanti si sono radunati per filmare l’evento e protestare, ma le forze dell’ICE hanno risposto con gas lacrimogeni e spray al peperoncino per disperdere la folla.

Questo episodio ha avuto ripercussioni politiche, con il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che ha chiesto la rimozione dell’ICE dalla città. Elliot Payne, presidente del consiglio comunale, ha denunciato l’escalation della violenza nelle operazioni dell’ICE, sottolineando che gli agenti operano con fucili d’assalto e usano intimidazioni verso chi si oppone.

«Sembra un’occupazione militare», ha dichiarato Payne al New York Times. «È come vivere in una zona di guerra».

In risposta alla crescente tensione, l’amministrazione Trump ha annunciato l’invio di altri 1.000 agenti federali in Minnesota, portando a oltre 2.000 il numero degli agenti nella sola città di Minneapolis, dove risiedono poco più di 420.000 persone, mentre normalmente le operazioni di sicurezza sono gestite da circa 600 agenti della polizia statale.

Secondo Tricia McLaughlin, portavoce del Dipartimento di Sicurezza Nazionale, da inizio dicembre l’ICE ha arrestato più di 2.000 persone per violazioni delle leggi sull’immigrazione, le quali avrebbero in alcuni casi precedenti penali.

1 Comments

  1. È una situazione allucinante, sembra che Minneapolis sia diventata un campo di battaglia. La brutalità delle forze dell’ICE è inaccettabile, e il fatto che ci siano persone che si uniscono in difesa degli altri è toccante. In Italia, spesso ci dimentichiamo di quanto sia importante solidarizzare con chi soffre, proprio come succedeva qui con i nostri immigrati… ma stiamo all’erta, la storia può ripetersi!

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