Niscemi: 1.309 sfollati dopo i recenti crolli
NISCEMI (Caltanissetta) Il censimento della Protezione civile ha registrato 1.309 sfollati, corrispondenti a poco meno di 500 famiglie. Con l’ampliamento previsto della zona rossa di Niscemi, dovuto ai recenti crolli, il numero di senzatetto potrebbe arrivare a 1.600-1.700, ovvero circa 600 famiglie. Attualmente, gli sfollati si trovano sistemati temporaneamente presso parenti e amici, mentre 300-400 residenti di Niscemi sono alloggiati in brandine nel palazzetto dello sport e nelle palestre scolastiche. Nei giorni scorsi, alcuni hanno cominciato a parlare della creazione di una “new town” nella piana di Gela, simile a quella de L’Aquila dopo il devastante terremoto del 2009, riporta Attuale.
Le prospettive per un reinsediamento veloce, che in passato ha richiesto solo 5-6 mesi per la costruzione delle prime abitazioni, appaiono ora complicate. Molti esperti evidenziano i numerosi ostacoli da superare per replicare il “miracolo” abruzzese, sottolineando la necessità di poteri straordinari, risorse adeguate e decisioni politiche chiare. Le condizioni richieste per procedere includono deroghe al Codice Appalti e all’urbanistica, poteri speciali per la Protezione civile, finanziamenti consistenti e aree prontamente disponibili. Nel frattempo, sorgono interrogativi su dove si sistemeranno gli sfollati, mentre è cruciale progettare una strategia operativa per un raggio d’azione di 30-40 chilometri da Niscemi, per evitare l’isolamento sociale delle famiglie e per assicurarsi che la sistemazione temporanea non diventi permanente.
Una possibile direttiva operativa potrebbe includere zone come Marina di Acate, Caltagirone e Gela, che rappresentano risorse importanti per appartamenti disponibili e servizi, fino a Mineo, considerato per l’opzione “ex CARA” (Centro accoglienza per richiedenti asilo). In secondo luogo, si potrebbero coinvolgere i comuni di Butera e Mazzarino. Se si mira a una soluzione semi-residenziale per molte famiglie, il Residence degli Aranci (Ex Cara) di Mineo risulta essere l’opzione con maggiore capacità ricettiva. Nonostante il proprietario lo descriva come inutilizzato, risulta mantenuto e idoneo ad accogliere migliaia di persone. Tuttavia, necessiterebbe di un accordo tra il proprietario e la Prefettura per garantire l’agibilità degli impianti.
Un’alternativa potrebbe prevedere l’uso di seconde case arredate e dei sette agriturismi già operativi nell’area. Nella città di Gela, ad esempio, sono disponibili oltre 50 alloggi sfitti, secondo le agenzie immobiliari, mentre a Caltagirone sono circa sessanta e a Niscemi una decina. Queste strutture potrebbero risultare adatte per famiglie con figli in età scolare, consentendo un limite di distanza di 20 chilometri. In tali casi, è possibile stabilire un affitto temporaneo tramite un’ordinanza pubblica della Protezione civile e del Comune, che possono formalizzare un contratto garantito con pagamenti certi per i proprietari e assicurazione sui danni. I costi per gli sfollati, tramite CAS (contributi di autonoma sistemazione), erogati dallo Stato e distribuiti dalla Regione, variano da 400 a 900 euro al mese per un anno, per ogni nucleo familiare. Tali somme potrebbero consentire agli sfollati di sistemarsi dopo la dichiarazione ufficiale di inagibilità delle loro abitazioni.
Nino Femiani