Elezioni legislative in Thailandia: tensioni tra establishment e forze riformiste
Alle elezioni legislative di domenica in Thailandia, i due grandi schieramenti politici e istituzionali, che da decenni si fronteggiano, rivestono un’importanza maggiore dei singoli partiti. Da un lato si trova l’establishment tradizionale, costituito principalmente dalla monarchia e dall’esercito; dall’altro, una serie di partiti e movimenti politici che, attraverso alleanze variabili e instabili, cercano di riformare il paese, modernizzarne e democratizzare le istituzioni e ridurre il potere della monarchia e dell’esercito, riporta Attuale.
Negli ultimi decenni, i riformatori hanno spesso ottenuto la maggioranza dei voti alle elezioni, segno del loro supporto popolare. Tuttavia, raramente hanno potuto governare, poiché l’establishment ha costantemente trovato modi per ostacolare il loro accesso al potere attraverso colpi di stato, manovre politiche e sentenze giudiziarie.
Questa volta, il Partito del Popolo, progressista e riformista, è in testa nei sondaggi con circa il 35% dei consensi. Tuttavia, si prevede che il primo ministro uscente Anutin Charnvirakul, del partito conservatore Bhumjaithai, sarà riconfermato. Con circa il 16% dei consensi, Anutin è sostenuto dall’establishment e ha maggiori probabilità di formare una coalizione di governo.
Oltre al Partito del Popolo e al Bhumjaithai, si presenta un terzo partito significativo, il Pheu Thai, una formazione populista e centrista che nei sondaggi si attesta al 21%. Legato alla potente famiglia Shinawatra, il Pheu Thai ha storicamente rappresentato lo schieramento anti-establishment, ma ha visto un cambiamento significativo nella sua posizione negli ultimi anni.
Nel 2001, Thaksin Shinawatra vinse le elezioni, ma fu destituito da un colpo di stato militare nel 2006. Oggi è in carcere, mentre sua sorella Yingluck, eletta nel 2011, subì la stessa sorte nel 2014. Paetongtarn Shinawatra, figlia di Thaksin, ha ricoperto il ruolo di primo ministro dal 2024 al 2025, ma fu rimossa a causa di polemiche legate a una telefonata considerata inappropriata. Attualmente, il candidato a premier del Pheu Thai è Yodchanan Wongsawat, nipote di Thaksin.
Contrariamente al passato, oggi il Pheu Thai non si oppone più all’establishment; al contrario, negli anni recenti ha sostenuto governi favorevoli alla monarchia e all’esercito. Dopo queste elezioni, è probabile che si avvii un’alleanza con il Bhumjaithai in un possibile governo di coalizione.
In sintesi, le elezioni precedenti, nel 2023, hanno visto il partito riformista Phak Kao Klai, predecessore dell’attuale Partito del Popolo, ottenere la maggioranza relativa dei voti. Tuttavia, non riuscì a governare a causa di manovre parlamentari che imposero il Pheu Thai al governo, il cui incarico passò successivamente ad Anutin del Bhumjaithai, diventato premier in minoranza dopo una crisi politica.
Queste elezioni anticipate sono state indette lo scorso dicembre da Anutin, in un contesto di tensioni lungo il confine con la Cambogia, dove gli scontri recenti avrebbero, secondo lui, alimentato il nazionalismo a favore del suo partito. Tuttavia, l’incremento di consensi è stato limitato e la permanenza di Anutin al potere dipenderà principalmente dalla sua fedeltà all’élite monarchica e militare.
L’influenza dell’establishment tradizionale in Thailandia si basa sul potere dell’esercito, che interviene attivamente nel panorama politico, e sulla sacralità della monarchia. Anche se formalmente la Thailandia è una monarchia costituzionale con poteri cerimoniali per il re, la sua influenza si estende enormemente, supportata da normative giuridiche severissime, tra cui la legge sulla lesa maestà, che punisce anche le critiche minime.
Inoltre, in concomitanza con le elezioni, si svolgerà un referendum per sostituire la Costituzione vigente, redatta nel 2017 sotto l’influenza militare. Il referendum non prevede un nuovo testo, ma avvia solamente un processo costituente. Tutti i principali partiti concordano sulla necessità di una revisione costituzionale, sebbene con approcci diversi: i partiti riformatori la vedono come una via per ridurre il potere dell’establishment, mentre altri aspirano a modifiche minime per mantenere l’attuale struttura istituzionale.
In questo clima di instabilità politica, l’economia thailandese ha mostrato segnali di debolezza; la crescita negli ultimi dieci anni si è attestata attorno al 2%, rivelandosi insoddisfacente per un paese in via di sviluppo. Il Financial Times ha descritto la Thailandia come “il malato dell’Asia”, evidenziando un’industria in declino e un consumo stagnante.