Macron non potrà candidarsi nel 2027: la crisi del macronismo e le incertezze sul futuro
Per la prima volta dal 2016, il presidente francese Emmanuel Macron non potrà candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, previste per aprile del 2027, avendo già svolto due mandati consecutivi. La sua popolarità è in calo da quattro anni e lo scorso settembre ha toccato il punto più basso al 17 per cento, riporta Attuale.
Non è ancora chiaro chi lo sostituirà alla guida del suo movimento politico, il cosiddetto “macronismo”, fino a quando non potrà tentare di ricandidarsi. Macron non è riuscito a trovare un erede, a causa di una percepita incapacità di riconoscere la propria sconfitta e di lasciare spazio ad altri. Questo rappresenta un problema per i suoi alleati e un vantaggio per gli avversari, principalmente il Rassemblement National (di estrema destra, favorito nei sondaggi) e La France insoumise (estrema sinistra).
Macron iniziò la sua carriera politica nel 2016, fondando il partito La République En Marche! (oggi Renaissance) e candidandosi alle presidenziali l’anno successivo. Dopo due anni come ministro dell’Economia, si presentò come il candidato né di destra né di sinistra, con un’agenda fortemente europeista e un’attenzione particolare alla modernizzazione della Francia.
Nel 2017, vinse al secondo turno contro Marine Le Pen con il 66 per cento dei voti, diventando il presidente più giovane della storia francese a 39 anni. Le elezioni legislative che seguirono confermarono la sua popolarità, con La République En Marche! che ottenne quasi il 50 per cento dei voti.
Negli anni a seguire, Macron ha aumentato il coinvolgimento della Francia nell’Unione Europea e ha promosso riforme economiche strutturali, considerate positive da alcuni e criticate da altri, che hanno portato a proteste diffuse. Questo periodo ha visto anche un accentramento del potere nelle mani del presidente, che ha usato il sistema della repubblica semipresidenziale a suo favore. L’uso dell’articolo 49.3 della Costituzione per approvare leggi senza voto parlamentare è diventato emblematico della sua amministrazione.
Questa concentrazione di potere ha ostacolato la creazione di un partito radicato a livello territoriale e l’emergere di un candidato di spicco all’interno del movimento. Attualmente, non esiste un candidato chiaro per le prossime elezioni presidenziali, ma ci sono diversi aspiranti che stanno avendo approcci solitari. Due ex primi ministri di Macron, Édouard Philippe e Gabriel Attal, sono tra i principali contendenti.
Philippe, primo ministro dal 2017 al 2020, ha fondato un proprio partito, Horizons, ed è visto come un possibile successore. Attualmente segretario di Renaissance, non ha ancora ufficializzato la sua candidatura ma è atteso a farlo prossimamente, soprattutto in seguito alla pubblicazione di un suo libro autobiografico.
Attal, il primo uomo apertamente omosessuale ad assumere l’incarico di primo ministro in Francia, ha criticato pubblicamente diverse decisioni di Macron, segnalando un evidente distacco dal suo mentore. Tuttavia, la sua crescente popolarità lo posiziona come un candidato forte per il futuro.
Infine, ci sono voci su una possibile candidatura dell’attuale primo ministro, Sébastien Lecornu, che ha dimostrato abilità diplomatiche superando le sfide politiche recenti. Tuttavia, ha negato esplicitamente di voler candidarsi, mentre la storia politica francese mostra che i primi ministri raramente riescono a diventare presidenti.