Israele, la difficoltà di Netanyahu con Hezbollah: un’uscita incerta dalla crisi libanese

20.06.2026 22:55
Israele, la difficoltà di Netanyahu con Hezbollah: un'uscita incerta dalla crisi libanese

Il conflitto in Libano ha visto un’escalation con le forze israeliane che hanno superato le posizioni pianificate, mentre il premier Benjamin Netanyahu si trova in difficoltà nel gestire la situazione e nel cercare il supporto dell’amministrazione Trump in vista delle imminenti elezioni. Il presidente degli Stati Uniti ha imposto un cessate il fuoco, ma il ritiro definitivo delle truppe israeliane non è ancora avvenuto, riporta Attuale.

Le operazioni militari israeliane si concentrano ora a circa dieci chilometri oltre il confine libanese, in una zona strategicamente importante per Hezbollah. Qui, secondo i portavoce dell’esercito israeliano, si trovano alcuni dei principali avamposti del gruppo sciita, che ha fortificato l’area con bunker e gallerie sotterranee. Tuttavia, i movimenti delle truppe sono ostacolati dalla difficile conformazione del terreno e da attacchi mirati che hanno già provocato perdite consistenti. Nella notte tra giovedì e venerdì, un colonnello israeliano e tre soldati sono stati uccisi durante un attacco, il cui esito è ancora oggetto di indagine.

Gli esperti militari avvertono che le forze israeliane potrebbero aver superato il limite strategico, operando ora a ridosso del castello di Beaufort, un luogo simbolico per Israele. Certamente, la situazione non ha portato a risultati tangibili sul campo, con il governo che non sembra avere una strategia chiara per il futuro. Secondo Amos Harel, editorialista di Haaretz, l’esercito si sta concentrando su attacchi senza un chiaro obiettivo strategico. Le truppe israeliane sembrano più impegnate nella distruzione di abitazioni libanesi lungo il confine, piuttosto che nel conseguimento di obiettivi militari definitivi.

In mezzo a questa confusione, le dichiarazioni di Itamar Ben-Gvir, il ministro per la Sicurezza nazionale, hanno sollevato polemiche. “Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere”, ha minacciato il politico radicale, giustificando una intensificazione delle operazioni contro il Libano. I numeri degli scontri sono allarmanti: dall’inizio delle recenti ostilità, oltre 4.000 libanesi sono stati uccisi, con un picco di 83 morti solo nel recente fine settimana. Hezbollah ha risposto attivamente agli attacchi israeliani, rivendicando assalti contro le forze israeliane, sostenuto dall’Iran.

Netanyahu, con le elezioni fissate per l’autunno, è ora costretto a giustificare come Hezbollah si sia ripreso da una situazione di apparente debolezza a quella di una seria minaccia per Israele. La sua incapacità di gestire gli sviluppi al confine libanese solleva interrogativi anche sulla sua strategia di sicurezza, soprattutto alla luce delle lezioni apprese dal conflitto ucraino. La questione del ritiro dall’attuale impasse rimane centrale, con crescente pressione interna ed esterna. Intanto, Trump continua a tenere in considerazione il sostegno politico di Netanyahu in vista delle proprie elezioni, complicando ulteriormente lo scenario per il premier israeliano.

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