L’assedio delle famiglie palestinesi a Qusra dura da dieci giorni, con interventi Ue in aumento

18.08.2026 09:35
L’assedio delle famiglie palestinesi a Qusra dura da dieci giorni, con interventi Ue in aumento

Continuano le Tensioni a Qusra: Un Cittadino Statunitense Rientra tra le Famiglie Assediate

A dieci giorni dall’inizio dell’assedio delle case di due famiglie palestinesi a Qusra, in Cisgiordania, i coloni israeliani restano presenti nella zona, mentre le famiglie rimangono asserragliate nelle loro abitazioni. Tuttavia, la situazione si evolve: è stato possibile fare entrare alcuni aiuti all’interno delle case, e le pressioni politiche sul governo israeliano potrebbero intensificarsi, riporta Attuale.

Lunedì Loui Ridi, un cittadino statunitense di origini palestinesi e proprietario di una delle case assediate, è giunto a Qusra dagli Stati Uniti ed è riuscito a entrare nella sua abitazione. Ridi, imprenditore emigrato anni fa dalla Cisgiordania, vive attualmente a Toledo, in Ohio. Dopo l’aumento degli attacchi da parte dei coloni israeliani, aveva chiesto al fratello Qusay e al figlio di lui di sorvegliare la casa. Con l’inizio dell’assedio, Qusay e il ragazzo sono rimasti bloccati all’interno.

Dopo giorni di osservazione dell’assedio tramite le telecamere di sorveglianza, Ridi ha deciso di recarsi in Palestina. Sbarcato lunedì, ha raggiunto Qusra con vari giornalisti e per entrare nella sua casa ha dovuto essere scortato da un veicolo dell’esercito israeliano. Una delle sue prime azioni all’interno è stata quella di appendere una bandiera statunitense sul tetto della casa.

Il coinvolgimento di un cittadino statunitense potrebbe aumentare le pressioni politiche su Israele. Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele, ha recentemente definito i coloni «terroristi», un’affermazione di rilievo considerando le sue note posizioni filoisraeliane. Tuttavia, fino ad ora, né il governo israeliano né l’esercito hanno intrapreso azioni concrete contro gli assediatori a Qusra.

L’assedio, iniziato domenica 9 agosto, ha visto un gruppo di coloni israeliani circondare le case delle famiglie palestinesi Hassan e Abu Ridi, bloccando l’accesso e interrompendo la fornitura d’acqua. L’esercito israeliano è intervenuto a metà settimana, smontando il tendone utilizzato dai coloni come avamposto, ma non ha provveduto a rimuoverli o arrestarli.

Dopo aver dichiarato il quartiere come zona militare chiusa, l’esercito ha applicato la misura in modo asimmetrico, allontanando giornalisti e attivisti, compresi cinque volontari italiani, mentre i coloni hanno continuato a muoversi liberamente. Volontari e attivisti hanno riferito di perquisizioni nelle abitazioni palestinesi circostanti, spesso causando danni.

Domenica scorsa, un convoglio delle Nazioni Unite è riuscito a portare cibo, acqua, medicinali e prodotti per l’igiene alle famiglie assediate, sebbene il convoglio sia stato attaccato dai coloni prima di poter consegnare gli aiuti. L’intervento dell’esercito ha interrotto l’aggressione dei coloni e ha permesso al team dell’ONU di ripristinare la fornitura d’acqua.

Negli ultimi giorni, l’esercito ha istituito pattuglie fisse davanti alle abitazioni, impedendo ai coloni di assediare costantemente le famiglie palestinesi. Tuttavia, i coloni continuano a circolare nella zona e intrattengono rapporti amichevoli con i soldati. Fino ad oggi, nessun colono è stato arrestato nonostante i documentati atti di violenza contro i palestinesi.

Le famiglie assediate hanno dichiarato ai media che, nonostante la presenza costante dell’esercito, la loro situazione non è migliorata. Vivono nella paura di lasciare le loro case e hanno timore che, una volta che l’esercito se ne andrà, l’assedio da parte dei coloni potrebbe riprendere.

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