Le ultime proteste in Iran: una nazione in tumulto e repressione
L’Iran è attualmente teatro di una crescente ondata di proteste che riflette un profondo malcontento sociale e politico. Le manifestazioni, che sono cominciate nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini, hanno portato a decine di migliaia di morti e migliaia di arresti, in un contesto di repressione brutale da parte del regime. Recentemente, la situazione è ulteriormente degenerata, riporta Attuale.
La rivoluzione iraniana del 1979 è nata con la promessa di riscatto contro una monarchia percepita come succube dell’Occidente. L’ayatollah Khomeini, tornato dall’esilio accolto da milioni di persone, sembrava rappresentare la speranza di un nuovo ordine giusto. Tuttavia, la realtà si è rivelata rapidamente deludente, con una teocrazia che ha soppiantato qualsiasi forma di democrazia, dando inizio a una serie di purghe contro i dissidenti e le forze di sinistra.
La guerra contro l’Iraq iniziata nel 1980 ha ulteriormente consolidato il regime, mentre la retorica del martirio ha mobilitato una generazione. Nonostante le devastazioni, l’Iran ne è uscito rafforzato, con i Pasdaran che hanno assunto un ruolo centrale nella politica e nell’economia del paese, estendendo la loro influenza anche in Libano e Gaza attraverso il finanziamento di Hezbollah e Hamas.
Il programma nucleare rappresenta oggi una nuova fonte di tensione con l’Occidente. La percezione di una potenziale minaccia nucleare ha portato a sanzioni crescenti e a un aumento del malcontento interno contro un regime che giustifica la repressione attraverso il nemico esterno. In questo contesto, la rivoluzione verde del 2009 e le successive manifestazioni sono state stroncate nel sangue, dimostrando la determinazione del regime a mantenere il controllo.
Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare nel 2018 ha reso la situazione economica ancora più precaria, accentuando infine il ciclo di proteste che ha trovato l’apice nel 2022 con la ribellione contro l’ obbligo del velo e la richiesta di maggiore libertà. Le più recenti manifestazioni hanno visto anche richieste di intervento statunitense, in un chiaro segnale della direzione presa da una popolazione stanca delle promesse non mantenute e della repressione incessante.
Le proteste hanno spostato notevolmente l’asse politico, da un movimento di studenti a una mobilitazione che include lavoratori e residenti delle periferie, segnando una potenziale svolta nel panorama politico iraniano, dove la lotta per i diritti umani e democratici si scontra con un regime intransigente.
Con l’iraniano in balia di tensioni esterne e interne, il futuro della nazione rimane incerto, mentre l’eco delle proteste continua a risuonare con forza, richiamando l’attenzione internazionale su una crisi che non mostra segni di attenuazione.