Escalation nel Golfo Persico: colpito anche Israele con nove vittime e tre soldati americani morti
Il secondo giorno della guerra preventiva contro l’Iran condotta da Stati Uniti e Israele ha visto un aumento dell’intensità dei combattimenti. La Repubblica Islamica, nonostante gli attacchi, si mantiene operativa. L’insurrezione promessa da Donald Trump sembra, al momento, una realtà distante, con segnali di rivolta assenti e timore tra la popolazione, frenata dalle ronde Basiji e dalle minacce di bombardamenti, riporta Attuale.
Il conflitto ha già causato dieci morti tra i civili israeliani e tre tra i soldati americani. In aggiunta, sono stati segnalati tre morti in Kuwait e uno negli Emirati Arabi. Le forze iraniane continuano a lanciare missili in gran numero, con 93 missili e 283 droni sparati in due giorni, ma gli obiettivi spesso risultano errati. I colpi sono stati diretti verso installazioni militari americane, inclusa la portaerei Abraham Lincoln, con risultati incerti.
Israele si trova in un’inevitabile stato di allerta, con un incremento dei controlli e delle pattuglie di polizia. È stata imposta una censura sui media riguardo le vittime e i luoghi colpiti dai missili iraniani. Inoltre, un coprifuoco limitante i movimenti dei palestinesi in Cisgiordania è stato implementato per prevenire disordini.
Le forze iraniane, disorientate dalla morte del leader supremo Ali Khamenei, potrebbero non aver ancora attivato le milizie allegate in Libano, Yemen e Iraq. Tuttavia, vi è la possibilità che per Teheran adesso si rendano disponibili metodi alternativi di attacco, con obiettivi civili americani o israeliani che resterebbero vulnerabili.
Il governo britannico ha offerto l’uso delle proprie basi militari agli Stati Uniti, mentre il servizio segreto israeliano, Mossad, ha avvertito che l’Iran può contare su un numero limitato di missili. Attualmente, circa mille missili sarebbero rimasti nelle scorte iraniane, con 250 già utilizzati. Ci si interroga su quanto potrà durare questa escalation, anche in assenza di alleati disposti a fornire supporto a Teheran.
Il presidente iraniano Masud Pezeshkian ha annunciato un triumvirato per sostituire Khamenei, cercando di trasmettere un apparente senso di controllo. Si è dichiarato un lutto nazionale di 40 giorni e una settimana di vacanza per limitare la possibilità di organizzare proteste. Nel contesto attuale, la situazione sul campo resta instabile. I continui bombardamenti su obiettivi militari e civili potrebbero sfociare in un cambio di regime, mentre le vittime continuano a salire, con oltre 120 morti segnalati dopo l’attacco a una scuola femminile.
In un tragico fatto di cronaca, un missile israeliano ha colpito un rifugio durante un attacco, uccidendo un numero imprecisato di persone. Nel frattempo, l’alleanza israelo-americana continua a intensificare le operazioni contro le forze iraniane, mirando a colpire non solo le strutture militari, ma anche le infrastrutture civili.
Il presidente statunitense ha dichiarato che il conflitto «potrebbe durare un mese», esprimendo apertura a futuri negoziati, mentre rimane alta la tensione e la preoccupazione per un’escalation che coinvolga sempre più le potenze globali.