Il rischio di fanatismo in Italia: i casi De Luca e Nevo tra petizioni e boicottaggi

16.06.2026 06:35
Il rischio di fanatismo in Italia: i casi De Luca e Nevo tra petizioni e boicottaggi

La censura dei narratori: il caso di Erri De Luca e Eshkol Nevo

Un clima di crescente intolleranza nei confronti di scrittori e artisti si fa sempre più evidente, con accuse di sionismo rivolte a chiunque non si schieri esplicitamente contro il governo israeliano. Di recente, il noto autore Erri De Luca è stato escluso dal festival Salerno Letteratura, dove doveva tenere un discorso inaugurale, mentre si è scatenato un dibattito attorno alla presenza di Eshkol Nevo a un altro evento in Puglia, a causa della sua presunta inadeguata condanna delle politiche israeliane. Questa nuova ondata di censura è allarmante e mette in discussione la libertà di espressione, riporta Attuale.

La petizione contro Nevo è stata firmata anche dall’arcivescovo di Manfredonia, Franco Moscone. Nonostante la controversia, la presenza di Nevo è stata confermata. Tuttavia, le sue dichiarazioni passate sembrano non essere abbastanza per i critici, che insistono sul fatto che non ha preso una posizione sufficientemente forte contro le azioni del governo israeliano o la crisi a Gaza. In un’intervista su La7, Nevo aveva affermato che “l’attuale governo israeliano non è il tipo di governo che può promuovere la pace”, una dichiarazione che non è stata considerata soddisfacente dai suoi detrattori.

Questo episodio di esclusione apre una questione più ampia riguardo al discorso pubblico e al ruolo degli intellettuali nel contesto attuale. La tendenza a chiudere la porta a voci critiche non è limitata a Nevo; riguarda tutti coloro che rifiutano di entrare nel gioco delle identità politiche. L’attuale polarizzazione della società è testimone di un conflitto d’identità piuttosto che di una vera dialettica politica. Le persone sembrano essere sempre più inclini a creare contenuti che riflettono solo le loro convinzioni, alimentando una frammentazione che porta a fanatismi opposti.

Chi chiede il silenzio di Nevo non accetta la complessità della sua identità: è israeliano ma non combatte contro Israele, bensì contro le politiche del suo governo. Benjamin Netanyahu è un politico di passaggio, con elezioni già all’orizzonte. L’aspettativa è che Israele continui a esistere anche dopo il suo governo. Tuttavia, la condizione imposta a chi dissente è di esprimere una completa abiura nei confronti del proprio paese, non solo delle sue politiche. Questo approccio tribalistico spinge a rinnegare la propria identità per ottenere approvazione sociale.

La dialettica politica sembra essere scomparsa, sostituita dalla necessità di annientare il nemico piuttosto che dialogare. In questo contesto, le parole più provocatorie dovrebbero essere protette e affrontate con argomentazione, piuttosto che esigere il silenzio. Non è la mancanza di libertà di espressione a preoccupare, ma la crescente incapacità di discutere e di riconoscere l’umanità nell’interlocutore, un fenomeno che mina le basi stesse della democrazia.

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