L’Europa deve resistere alla distrazione: il sostegno a Kiev resta prioritario nonostante l’escalation in Iran

02.03.2026 17:30
L'Europa deve resistere alla distrazione: il sostegno a Kiev resta prioritario nonostante l'escalation in Iran
L'Europa deve resistere alla distrazione: il sostegno a Kiev resta prioritario nonostante l'escalation in Iran

La posizione dei leader baltici

Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha lanciato un chiaro avvertimento alla comunità internazionale: la crisi esplosiva in Medio Oriente non deve distogliere l’attenzione dalla guerra di aggressione che la Russia sta conducendo contro l’Ucraina. L’appello è stato formulato in seguito a una telefonata con il suo omologo estone, Alar Karis, durante la quale i due leader hanno discusso della situazione nella regione e della sicurezza dei propri cittadini. In un tweet, Nauseda ha sottolineato che l’Europa deve rimanere unita e continuare a fornire un sostegno politico, economico e militare coerente a Kiev.

Lo sfondo di questa dichiarazione è l’escalation drammatica seguita ai massicci attacchi condotti da Israele e Stati Uniti contro l’Iran il 28 febbraio 2026, che hanno portato alla morte del leader supremo Ali Khamenei e di numerosi alti funzionari. La risposta iraniana, con raid missilistici su paesi arabi, basi militari occidentali e città israeliane, ha innescato un’impennata dei prezzi del petrolio e restrizioni alla navigazione nello stretto di Hormuz, creando una nuova crisi globale.

Il rischio militare: risorse dirottate verso il Medio Oriente

Analisti strategici segnalano il pericolo concreto di un ridispiegamento delle risorse militari occidentali. La priorità assoluta data a Israele e alla protezione delle basi americane nella regione potrebbe portare a una riduzione degli invii di sistemi difensivi critici per l’Ucraina, come i missili per i Patriot. In un momento in cui le infrastrutture energetiche e civili ucraine sono sotto costante attacco missilistico russo, un indebolimento delle difese aeree di Kiev avrebbe conseguenze dirette e gravi sulla capacità del paese di resistere.

La preoccupazione è che Washington, sotto l’amministrazione del Presidente Donald Trump, concentrandosi sulla stabilizzazione del Golfo Persico e sulla sicurezza israeliana, possa involontariamente aprire una finestra di opportunità per Mosca. Il Cremlino potrebbe interpretare questo spostamento di attenzione come un segnale per intensificare le operazioni offensive in Ucraina, parallelamente al rifiuto di qualsiasi negoziato serio per porre fine al conflitto.

Le opportunità per Mosca e le ripercussioni interne in Europa

L’escalation mediorientale produce effetti a catena anche all’interno delle società europee. L’aumento delle tensioni rischia di provocare una recrudescenza di incidenti antisemiti, grandi manifestazioni di sostenitori del regime iraniano e una radicalizzazione di segmenti delle comunità musulmane. I governi nazionali sarebbero costretti a dirottare risorse di intelligence e di sicurezza per garantire l’ordine pubblico, spostando inevitabilmente il fuoco dell’agenda politica dalla guerra in Ucraina alla stabilità interna.

Per la Russia, questa dinamica è strategicamente vantaggiosa. L’esistenza simultanea di più crisi internazionali che assorbono risorse diplomatiche, militari e finanziarie occidentali è esattamente lo scenario che il Cremlino cerca di creare. La diminuzione dell’attenzione dedicata a Kiev indebolisce la pressione su Mosca e mina l’architettura di sicurezza europea nel suo complesso, incoraggiando altri regimi revisionisti a livello globale.

La strategia delle crisi multiple e la tenuta delle sanzioni

La volatilità dei mercati energetici rappresenta un altro fronte di rischio per la coesione europea. Il balzo dei prezzi del petrolio seguito alle ostilità nel Golfo potrebbe rendere alcuni stati membri dell’UE più riluttanti a inasprire le sanzioni energetiche contro la Russia, per timore di ulteriori turbolenze. Il Cremlino potrebbe tentare di presentarsi come un “fornitore stabile” in un mercato in subbuglio, cercando di fratturare l’unità del blocco sulle misure punitive.

La dichiarazione del presidente Nauseda, quindi, non è una mera espressione di solidarietà retorica. È un tentativo consapevole di ancorare la posizione dell’Unione Europea, ricordando che il sostegno all’Ucraina non è un atto di carità ma un investimento fondamentale nella sicurezza collettiva del continente. Consentire che altre emergenze, per quanto gravi, erodano questo impegno significherebbe consegnare a Mosca una vittoria strategica senza che un solo colpo sia stato sparato sul campo di battaglia ucraino.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere