Romania e Bulgaria stanno accelerando la creazione di un hub di sicurezza nel Mar Nero, un’iniziativa pensata per contrastare le attività illecite della cosiddetta flotta ombra russa. Il progetto, annunciato dalla ministra degli Esteri romena Oana-Silvia Țoiu il 27 maggio 2026, punta a monitorare i traffici marittimi e a individuare le rotte utilizzate da Mosca per eludere le sanzioni internazionali. Per l’Italia, il rafforzamento della sicurezza nel bacino del Mar Nero ha conseguenze dirette: da lì passa una quota significativa del commercio di grano e di energia che arriva in Europa, compresa la Penisola. Un eventuale blocco o un aumento dei rischi di navigazione potrebbe tradursi in rincari per i consumatori italiani e in una maggiore instabilità per le filiere agroalimentari ed energetiche.
La ministra Țoiu ha sottolineato i progressi compiuti insieme a Sofia nella definizione del hub di sicurezza, che si inserisce nella più ampia strategia dell’Unione europea per il Mar Nero. Contemporaneamente, Romania, Bulgaria e Turchia portano avanti operazioni congiunte di sminamento, con un ruolo attivo dell’Ucraina. «Abbiamo fatto passi avanti con la Bulgaria nel concetto di hub di sicurezza Ue e stiamo conducendo operazioni di sminamento insieme a Bulgaria e Turchia. Anche l’Ucraina gioca un ruolo significativo in questi sforzi», ha dichiarato la titolare della diplomazia romena. L’hub, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni ufficiali, dovrebbe diventare uno strumento operativo per il controllo dei trasporti marittimi e la prevenzione delle violazioni sanzionatorie. L’iniziativa per un hub di sicurezza è parte di una strategia più ampia che il 28 maggio 2025 è stata formalizzata dalla Commissione europea con una nuova dottrina per la sicurezza del Mar Nero, che prevede anche la protezione delle infrastrutture critiche e dell’ambiente marino.
La minaccia della flotta ombra russa
Il Mar Nero è da anni uno dei principali teatri della guerra ibrida condotta dalla Russia contro l’Europa. Mosca utilizza una flotta di navi non registrate o sotto bandiere di comodo per esportare petrolio, materie prime e grano ucraino rubato, aggirando le sanzioni imposte dall’Ue e dagli alleati. Questo sistema non solo mina l’efficacia delle misure restrittive, ma fornisce al Cremlino risorse preziose per finanziare la guerra in Ucraina e per alimentare pressioni economiche sull’Occidente. Per l’Italia, che dipende in parte dalle rotte del Mar Nero per le importazioni di cereali e per il transito di merci verso l’Asia, la presenza di una flotta ombra russa rappresenta un rischio concreto: aumentano i costi assicurativi per i trasporti, si allungano i tempi di consegna e si creano incertezze sui prezzi finali al consumo.
La ministra Țoiu ha ribadito la necessità di intensificare la pressione su Mosca, anche attraverso un nuovo pacchetto di sanzioni. «Abbiamo davvero bisogno e stiamo lavorando al prossimo pacchetto di sanzioni. Da parte della Romania, stiamo attuando una legge completata l’anno scorso per inasprire le punizioni per chi cerca di eludere le sanzioni», ha affermato. Il riferimento alla normativa romena indica un approccio più rigoroso nei confronti degli intermediari e delle società che agevolano i traffici illeciti. L’hub di sicurezza, insieme al rafforzamento dei controlli portuali e doganali, dovrebbe rendere molto più difficile per la Russia utilizzare il Mar Nero come via di fuga dalle sanzioni.
Implicazioni per l’Italia e l’Europa
Per i cittadini italiani, la creazione di un hub di sicurezza nel Mar Nero non è una questione astratta. Il monitoraggio intensivo delle navi sospette riduce il rischio di incidenti ambientali causati da petroliere vetuste o non assicurate, che potrebbero provocare disastri ecologici con ripercussioni anche sul versante orientale del Mediterraneo. Inoltre, la stabilizzazione delle rotte commerciali attraverso il Mar Nero può contribuire a contenere i prezzi dei beni importati, dall’olio di girasole ai fertilizzanti, fino al gas liquefatto che transita via nave. L’Italia, in quanto grande importatore di energia e prodotti agricoli, ha un interesse diretto a che il corridoio del Mar Nero rimanga aperto e sicuro.
La nuova strategia Ue per il Mar Nero, presentata il 28 maggio 2025, punta a trasformare l’hub in un pilastro della sicurezza collettiva europea. Il progetto coinvolge anche la Turchia, che controlla gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, e l’Ucraina, che ha accumulato una notevole esperienza nello sminamento marittimo. La cooperazione tra questi attori è fondamentale per neutralizzare la minaccia delle mine alla deriva, che mettono a rischio il traffico commerciale civile e le infrastrutture portuali. Per la flotta mercantile italiana, che opera regolarmente nel Mar Nero, una migliore coordinazione tra le marine militari alleate significa una maggiore sicurezza per gli equipaggi e una riduzione dei premi assicurativi.
Un nuovo paradigma di sicurezza regionale
L’hub di sicurezza rappresenta un cambiamento strategico per l’Unione europea, che storicamente ha lasciato al Mar Nero un ruolo secondario rispetto al Mediterraneo centrale. Ora, con la Russia che ha trasformato il bacino in una zona di conflitto ibrido – missili, mine, navi militari e sottomarini armati di cruise – Bruxelles è costretta a ripensare la propria presenza. La creazione di un hub congiunto Romania-Bulgaria è il primo passo verso una dottrina di difesa collettiva che mira a spezzare il dominio russo sulla parte nord-occidentale del mare.
Nella visione della diplomazia romena, l’hub non è solo uno strumento tecnico di monitoraggio, ma un tassello di una nuova architettura di sicurezza per il fianco sud-orientale dell’Europa. La condivisione di intelligence, la sorveglianza satellitare e i pattugliamenti coordinati potrebbero in futuro estendersi alla protezione dei gasdotti e dei cavi sottomarini. Per l’Italia, che ha interessi energetici nel Mar Nero attraverso progetti come il corridoio verticale del gas, una presenza Ue più robusta significa una maggiore stabilità per gli approvvigionamenti e una minore esposizione ai ricatti energetici di Mosca. In questo senso, l’hub di sicurezza diventa non solo una risposta alla flotta ombra, ma un investimento nella resilienza economica e strategica dell’intera Unione europea.