Referendum costituzionale in Italia: si vota il 22 e 23 marzo 2026
Roma, 13 marzo 2026 – Gli italiani si preparano a tornare alle urne per un referendum costituzionale, il quinto nella storia della Repubblica. Le votazioni si svolgeranno domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo 2026, per decidere sul futuro della riforma della magistratura, nota come ‘Riforma Nordio’, che propone modifiche a sette articoli della Costituzione. Il fulcro della questione è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti – i pubblici ministeri – un tema che ha generato divisioni tra politica e giustizia per decenni, riporta Attuale.
I seggi resteranno aperti in due giorni:
– domenica 22 marzo dalle 7:00 alle 23:00
– lunedì 23 marzo dalle 7:00 alle 15:00.
Il scrutinio delle schede avrà inizio subito dopo la chiusura delle urne il 23 marzo. Gli elettori che non potranno recarsi alle urne domenica potrebbero farlo il lunedì mattina, tenendo presente che i seggi chiudono nel primo pomeriggio.
La consultazione riguarda la legge costituzionale approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025, che introduce la separazione delle carriere tra magistrati, ridefinisce la composizione del Consiglio superiore della magistratura, dividendo l’organo in due enti distinti e istituisce una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari. Questa riforma ha come obiettivo principale quello di impedire che un magistrato possa transitare dalla funzione di giudice a quella di pubblico ministero, e viceversa, garantendo così due percorsi professionali indipendenti sin dall’inizio. Inoltre, l’attuale Csm, presiduto dal Presidente della Repubblica, verrebbe suddiviso in due organi separati, uno per i giudicanti e l’altro per i requirenti, ciascuno con composizione e funzioni specifiche. Infine, l’Alta Corte disciplinare concentrerebbe le competenze sui procedimenti disciplinari a carico di tutti i magistrati ordinari, sottraendo questa funzione agli organi di autogoverno della magistratura.
Sulla scheda di voto, gli elettori troveranno un unico quesito: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”. Si può votare Sì per confermare la riforma o No per bocciarla.
È importante notare che, essendo un referendum confermativo, non è previsto alcun quorum, contrariamente a quanto avviene negli abrogativi. Il risultato sarà valido indipendentemente dal numero di elettori che si recheranno alle urne: l’unico fattore determinante sarà la maggioranza dei voti espressi. Ogni voto è quindi cruciale, e l’astensione non influenzerà il risultato finale. Per votare, è necessario presentarsi al seggio con la tessera elettorale e un documento d’identità valido. Chi non ricorda il numero del proprio seggio può verificarlo sul sito del Comune o contattare l’ufficio elettorale. In caso di tessera esaurita o smarrita, si può richiedere un duplicato presso il Comune.
Questo referendum assume un significato particolare se si considera il precedente storico di altre consultazioni simili. Il primo, nel 2001, riguardava la riforma del Titolo V, che ridefiniva i rapporti tra Stato e Regioni ed è stato approvato con il 64% di Sì. Nel 2006, il tentativo del governo Berlusconi di riformare la Costituzione fu bocciato con il 61% di No. Nel 2016, la riforma Renzi-Boschi, mirata a superare il bicameralismo perfetto, venne respinta con un 59% di No. L’ultimo referendum, nel 2020, sul taglio dei parlamentari, fu approvato con oltre il 70% di Sì.
Rispetto alla precedente consultazione su lavoro e cittadinanza, i fuori sede non avranno questa volta la possibilità di votare fuori dal proprio Comune di residenza. Questo significa che chi si trova lontano dovrà recarsi nel proprio Comune per poter votare. Per coloro che risiedono all’estero, il voto avviene per corrispondenza, a condizione di aver comunicato la propria intenzione entro il 24 gennaio 2026. Se i Sì prevalgono, la riforma costituzionale entrerà in vigore dopo la promulgazione del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In caso contrario, la legge non avrà effetti e l’ordinamento rimarrà invariato.