Referendum sulla giustizia, Michele de Pascale: voto contrario per mancanza di confronto

18.03.2026 13:05
Referendum sulla giustizia, Michele de Pascale: voto contrario per mancanza di confronto

Bologna, 18 marzo 2026 – Michele de Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna: lei vota no al referendum. Come mai?

“Le ragioni sono di due ordini”.

Quali?

“Il primo è di merito: il referendum parla di separazione delle carriere, ma questo non mi sembra il vero obiettivo”, riporta Attuale.

Cosa intende?

“Le carriere sono già separate dalla legge ordinaria e il passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante riguarda un numero limitatissimo di magistrati. Con queste premesse non è giustificabile una modifica così pesante e profonda della Costituzione, perché la riforma non affronta altri temi preminenti. È lo stesso ministro Nordio che ha detto come non velocizzi i processi, non riformi le misure cautelari e non affronti uno dei temi più seri della giustizia italiana, cioè quello della presunzione d’innocenza.”

Perché è “uno dei più seri”?

“È il vero nodo che intreccia politica e giustizia, perché sistematicamente, a seconda di chi viene perseguito e di quale reato, c’è chi è del tutto garantista e chi non lo è per nulla. E oggi essere indagato o imputato è già di per sé una condanna. In più con due Csm non si capisce come saranno prevenuti gli errori commessi in passato, dato che le procure sulla carta saranno ancora più autonome.”

E l’altro motivo per cui vota no?

“Questa è una riforma arrogante.”

In che senso?

“È la prima volta che una riforma in Parlamento non viene cambiata di una virgola. La discussione è stata impedita sia per debolezza della maggioranza, sia per inagibilità di numero della minoranza.”

Un grave problema?

“Il principio aureo è che la Costituzione è stata scritta assieme, tra forza con divisioni più profonde di quelle odierne, ma assieme. Quindi o si cambia assieme o non si cambia: doveva servire da monito dopo la bocciatura degli ultimi referendum costituzionali, a destra e a sinistra. È una riforma nella migliore delle ipotesi inutile, nella peggiore pericolosa.”

Pericolosa?

“È stata Meloni a dire che avrebbe evitato ogni errore: da Tortora a Garlasco, fino alla famiglia nel bosco. Sono discorsi incomprensibili, perché la riforma finisce solo per alterare il rapporto tra politica e magistratura. I difetti del sistema attuale sono sotto gli occhi di tutti, ma bisognerebbe provare a spiegare come verrebbero corretti.”

A livello politico, che risvolti avrà?

“È una riforma che nasce su volontà politica, così come fu per la ‘Devolution’ di Bossi e Calderoli e anche per Renzi. La Costituzione non si riforma con la finalità di segnare un risultato politico.”

Influirà quindi sulle elezioni 2027?

“Entrambi gli schieramenti sovrastimano l’effetto politico del referendum. Penso che saranno gli effetti sul prezzo della benzina ad avere più impatto sulle elezioni. Ma spero ci sarà un effetto di fondo.”

Quale?

“Spero che, se dovesse passare il no, nessuno si incamminerà più verso una modifica unilaterale della Costituzione. E penso anche che la materia sia così complessa da dare fastidio agli italiani chiamati a esprimersi.”

C’è un cortocircuito a sinistra? Diversi esponenti votano sì.

“No, stimo tante persone che votano sì. Credo ci sia stato un dibattito molto alto fra giuristi, che ha valorizzato aspetti positivi e negativi. Se fosse stato fatto in Parlamento, ne sarebbe uscita un’ottima riforma. Eppure, alla fine, ha prevalso il dibattito sulla famiglia nel bosco…”.

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