Il comunicato sindacale della Fnsi
Dignità. È questa la parola d’ordine che spinge le giornaliste e i giornalisti italiani a scioperare per due giorni: il 27 marzo e il 16 aprile. Gli operatori dell’informazione chiedono un riconoscimento della dignità del loro lavoro e un futuro dignitoso, che al momento appare incerto. Il contratto di lavoro è scaduto da dieci anni, mentre gli stipendi hanno subito un erosione del 20% del potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Attualmente, questa categoria è l’unica a non aver ricevuto il rinnovo contrattuale in così tanto tempo. Si evidenziano problemi sia economici che di autorevolezza e indipendenza della stampa. Gli editori intendono smontare il contratto definito dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come «prima garanzia della libertà dei giornalisti italiani». Questa situazione mette in discussione le fondamentali rivendicazioni economiche legate alla libertà di informazione, necessaria perché cittadini e lettori possano esercitare la propria libertà. Gli editori ricevono ingenti risorse dal governo, ma investono poco nel miglioramento delle loro aziende e nella professionalizzazione dell’informazione. Al contempo, ricorrono a prepensionamenti e incentivi per altre forme di esodo, svuotando le redazioni e sostituendo il personale con collaboratori a compensi esigui. Rifiutano di adottare regole basilari per l’uso dell’Intelligenza Artificiale, mostrando la loro volontà di sostituire i giornalisti, il vero fulcro dell’informazione. Ignorano la legge che impone il pagamento dei giornalisti per i contenuti editoriali ceduti alle grandi piattaforme online. Le loro proposte tendono a ridurre ulteriormente i compensi dei giornalisti. Per tutti questi motivi, lo sciopero è un atto di rivendicazione della dignità e del futuro della categoria, ma anche della libertà di informazione per tutti. Ci si deve interrogare su quanto sia davvero libero un giornalista costretto a lavorare in condizioni precarie, quanto possa mantenere la propria integrità un collaboratore sottopagato, e quale possa essere l’atteggiamento di un redattore privo delle indispensabili tutele contrattuali, riporta Attuale.
Il comunicato della Fieg
Gli editori della FIEG sottolineano che il contratto nazionale di lavoro attuale si basa su modelli di business obsoleti e garantisce privilegi ormai insostenibili, come il pagamento di festività abolite da cinquant’anni e automatismi retributivi che hanno mantenuto i giornalisti al riparo dagli effetti dell’inflazione. Questo spiega perché il sindacato non ha voluto discutere la modernizzazione del contratto, un passo fondamentale per la competitività, né l’introduzione di regole più flessibili per favorire l’assunzione di giovani. Anche riguardo ai collaboratori, la FIEG ha sempre espresso la sua disponibilità a migliorare le normative e i compensi esistenti. È importante ricordare che il prepensionamento è stato adottato per tutelare l’occupazione e prevenire licenziamenti, e ciò è avvenuto con la collaborazione del sindacato, che ha firmato tutti gli accordi di crisi. Nonostante la mancanza di volontà sindacale per innovare le norme contrattuali, gli editori hanno formulato ripetutamente offerte economiche superiori all’ultimo rinnovo, ritenendole adeguate alle condizioni del settore, ribadendo così il loro impegno a investire nei prodotti e nella valorizzazione della professionalità.