Attacco missilistico contro Dimona: Decine di feriti e segnali di escalation dal regime iraniano
Il 21 marzo 2026, i Pasdaran iraniani hanno intensificato i bombardamenti verso il Negev, colpendo la città di Dimona, sede di un impianto nucleare. Almeno 50 persone sono rimaste ferite, testimoniando la capacità dell’Iran di indirizzare le sue operazioni con precisione, dimostrando così che la catena di comando è ancora attiva, riporta Attuale.
In mattinata, l’Iran ha comunicato all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) che il sito nucleare di Natanz era stato attaccato, presumibilmente dagli Stati Uniti. Nel pomeriggio, è seguito il bombardamento su Dimona. L’esperto Danny Citrinowicz ha sottolineato che l’Iran cerca di instaurare un equilibrio di potere, attuando una politica di rappresaglia: “Quello che fate a noi, lo facciamo a voi. E anche peggio”. Questa strategia non è casuale, ma intesa a costruire una deterrenza, suggerendo che approcci che ignorano questo aspetto sono destinati a fallire.
Tra le azioni recenti, si evidenzia il tentativo di colpire la base anglo-americana sull’isola di Diego Garcia, a 4000 chilometri di distanza nell’Oceano Indiano. Questo segnale indica che l’Iran non si limita a difendersi, ma dimostra di possedere tecnologie belliche in grado di colpire persino le metropoli europee. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aveva precedentemente affermato che l’Iran stava limitando la portata dei suoi missili a 2000 chilometri, ma ora la situazione sembra diversa.
La risposta di Israele non si è fatta attendere; il ministro della Difesa, Israel Katz, ha dichiarato che le operazioni contro l’Iran “aumenteranno nei prossimi giorni”. La posizione di Benjamin Netanyahu sembra mirata a sostenere le dichiarazioni di Donald Trump, il quale ha esplicitato l’intenzione di ridurre la portata delle operazioni militari, pur non escludendo la possibilità di un negoziato—ma non di un cessate il fuoco.
Allo stesso tempo, l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, ha confermato recenti raid contro le basi dei Pasdaran, evidenziando come l’operazione ha ridotto la capacità iraniana di attaccare, distruggendo strutture critiche per le operazioni militari. Secondo un’analisi di CNN, il 77% delle gallerie utilizzate dai soldati iraniani per lanciare missili è stato danneggiato.
In un contesto di intensificazione dei bombardamenti, il numero di missili lanciati dai Pasdaran verso le città israeliane è diminuito, sebbene gli attacchi con droni continuino a colpire i Paesi del Golfo. I Ministri degli Esteri del G7 hanno condannato gli “attacchi inaccettabili dell’Iran” contro i Paesi arabi, sottolineando come queste azioni minaccino la sicurezza globale.
Nel nord del paese, Hezbollah ha attaccato villaggi nelle colline della Galilea; Israele, dal canto suo, sta preparando interventi militari per conquistare ulteriori territori nel conflitto in corso.